settembre 05, 2010     |
Esperienze soggettive riferite ad un’induzione ipnotica standard

Esperienze soggettive riferite ad un’induzione ipnotica standard.

 

Lo scopo di questa tesi è quello di analizzare una serie di esperienze soggettive riportate dalla letteratura riferite ad un’induzione ipnotica e di compararle ad un mio particolare approccio con l’ipnosi legata ai miei contatti con popolazioni Centro Americane che praticano lo “Sciamanesimo” unito a rituali di guarigione, in cui viene sicuramente ricercata una trance del soggetto da curare sia con il mio vissuto soggettivo in quanto sottoposto ad un ciclo di venti sedute d’ipnosi dal prof. Giampiero Mosconi sia con una serie di risposte ad un semplice questionario somministrato ad un certo numero di pazienti. Questo percorso vuole dimostrare che lo stato di trance può essere raggiunto benissimo con stili diversi di induzione purché intimamente connessi alla cultura del popolo in cui vengono praticati. Vorrei inoltre definire se  allo stato attuale  se si possa ancora parlare di “Scale di ipnotizzabilità”  ed inoltre  rispondere al seguente quesito: la c.d. di ipnotizzabilità o la suggestionabilità o la c.d. profondità della trance sono elementi positivi oppure predittivi di un buon esito della psicoterapia ipnotica? Uno dei casi  sicuramente  più documentati in letteratura  è l’esperienza  riferita dallo scrittore  Aldous Huxley, successivamente menzionerò il caso di Maria C ( documentato dal prof. Mosconi) per poi riferire in merito alle mie esperienze personali  

 

 

Aldous Huxley

 

Come precedentemente menzionato uno dei casi sicuramente più documentati in letteratura  è quello che riguarda lo scrittore  Aldous Huxley. Infatti quest’ultimo di comune accordo con  Milton Erickson

 decise di portare a compimento un progetto di analisi congiunto  riguardante la natura ed il carattere dei vari stati di coscienza. Huxley era particolarmente interessato all’ipnosi perché  aveva mostrato la sua competenza  come soggetto in sonnambulismo profondo .I due autori decisero di impiegare diverso tempo separatamente per compiere un’indagine inerente i vari stati di consapevolezza psicologici ed ognuno di loro annotò possibili metodi di impostazione di indagini sperimentali e varie questioni da proporre .Questa metodologia mirava al fatto che il pensiero di ciascuno di loro non influenzazze l’altro e viceversa.Agli inizi del 1950 si incontrarono nella casa di Huxley per valutare le rispettive idee ,in particolare Erickson era interessato all’uso particolare che lo scrittore faceva della propria mente inconscia .Vennero in seguito esaminate le varie esperienze psichedeliche dello scrittore con la mescalina ,quindi Huxley descrisse la sua pratica del tutto personale e speciale definita “riflessione profonda”descritta come uno stato di profondo rilassamento psico –fisico con occhi chiusi e capo inclinato ,caratterizzato da un distacco psicologico progressivo dall’ambiente circostante.Tutto quello che non era pertinente veniva automaticamente accantonato per lasciare totale spazio agli argomenti che lo interessavano.Lo scrittore in questo stato poteva fare varie cose di uso comune senza rendersi conto  dell’atto fisico compiuto come se non fosse “parte integrante del suo pensiero” Quindi per lui era piuttosto normale iniziare un giorno di lavoro entrando in uno stato di “riflessione profondo”come processo preliminare per dirigere i propri pensieri e riordinare i concetti che più tardi nell’arco della giornata sarebbero  stati messi per iscritto .Huxley spiegò inoltre che poteva sviluppare questo stato in cinque minuti e che per farlo mollava tutti gli ormeggi di consapevolezza e tutto questo gli permetteva di giungere ad uno stato di “disposizione mentale ordinata”dal quale scaturiva un libero flusso dei pensieri mentre scriveva. Lo scrittore non sapeva di cosa si trattasse di preciso la sua “riflessione profonda” né tanto meno

pensava di poterlo capire senza l’aiuto dell’amico Erickson .Venne quindi deciso di effettuare una prova  in cui lo scrittore sviluppò lo stato a lui consono in cinque minuti e ne emerse dopo due nel tentativo di poter dare una descrizione del vissuto soggettivo. La sua spiegazione fu che in quel preciso istante si era reso conto di non aver nulla da fare per cui era meglio uscire dalla “riflessione profonda”Al secondo tentativo venne convenuto un segnale di interruzione .Il tutto funzionò a dovere però questa volta il vissuto soggettivo dello scrittore era profondamente diverso dalle altre volte perché si sentiva immerso in un vuoto senza tempo e senza spazio in attesa di un qualche cosa che sarebbe dovuto arrivare. Altri interventi misero in evidenza simili risultati,sempre un senso di vuoto,senza tempo e spazio,uniti ad una tranquilla e placida attesa di un indefinito segnale che avrebbe consentito di ritornare ad uno strato di coscienza ordinario .In seguito fu appurato che il meccanismo che consentiva ad Huxley di “ritornare “era prevalentemente legato ad un comando impartito da Erickson. Huxley quando era immerso nel suo stato di “riflessione profonda”riusciva perfettamente ad immergersi nelle suggestioni che l’ amico Milton gli suggeriva e solo allo stimolo convenuto in precedenza rientrava in uno stato di coscienza ordinario. Inoltre i legami suggestivi con i colori gli ricordavano perfettamente, anche se non in modo identico, le precedenti esperienze psichedeliche legate all’uso della mescalina (lui stesso diventava colore) .In definitiva lo scrittore non conosceva precisamente i mezzi con cui otteneva questo stato di riflessione ed in che modo lui perdesse ogni contatto con la realtà esterna ,quello che però appare evidente è che questa modificazione dello stato di coscienza precedeva dei periodi d’intenso lavoro e permettevano allo scrittore di raccogliere i suoi pensieri,di esplorarne la portata permettendo quindi che questi ultimi penetrassero nel lavoro successivo.

A questo punto Huxley suggerì di compiere uno studio sugli stadi di consapevolezza ipnotici impiegando come soggetto lui stesso.

Come primo passo chiese che gli fosse indotta prima una trance leggera per poter esplorare le sue esperienze soggettive .In questo stato si sentiva appagato conservando una sensazione di contentezza e di rilassamento . Quando venne chiesto allo scrittore di enunciare le sue supposizioni in merito ai mezzi per evitare di cadere in trance profonda,disse che poteva farlo stabilendo un determinato lasso di tempo in cui rimanere in trance leggera . Questo lo rendeva maggiormente consapevole che in ogni momento da lui voluto avrebbe potuto afferrare la realtà esterna. Quando vennero effettuate delle trance medio-profonde Huxley come del resto altri soggetti con cui Erickson aveva lavorato provò una difficoltà maggiore a reagire e a mantenere un livello costante di trance ,vale a dire che si trovò a dover lottare con un bisogno soggettivo di andare verso una trance più profonda e ,per contro, con un bisogno intellettivo di restare ad un livello medio. Quindi quando dirigeva la sua attenzione verso al suo bisogno soggettivo di benessere automaticamente sviluppava una trance profonda, dalla quale emergeva rapidamente se spinto dal desiderio di consapevolezza di quanto lo circondava .  Huxley manifestò capacità allucinatorie di tipo gustativo , olfattivo e cinestesico durante lo stato di trance leggera perché cosi facendo pesava di poter migliorare il proprio stato di benessere .Successivamente passò alle allucinazioni visive , descrisse un vivido fluttuare della sua mente con un senso intenso di colori pastello dai toni cangianti e con un movimento ondeggiante. Provò successivamente ad abbinare alle allucinazioni visive anche altre allucinazioni sensoriali ,sempre in stato di trance ,e fu soddisfatto di sapere che i suoi risultati sperimentali ottenuti senza alcuna istruzione né suggestione erano del tutto simili a quelli conseguiti su altri soggetti in esperimenti pianificati. Proseguendo con la sperimentazione venne posta la questione dell’anestesia ,della dissociazione ,della depersonalizzazione , della regressione, della distorsione temporale, dell’ipermnesia, nel senso che Huxley trovò che solo alcuni di quest’ultimi erano possibili nella trance superficiale ,ed il tentativo di ottenere altri fenomeni lo mandavano in una trance profonda. L’anestesia che sviluppava era molto efficace per alcune parti del corpo ,mentre quando si cercava di generalizzarla lo scrittore passava in una trance profonda. Anche l’amnesia era efficace solo se di tipo selettivo, la distorsione temporale non gli provocò difficoltà, mentre l’ipermnesia era difficile da valutare data la sua straordinaria capacità di ricordare episodi del passato. Gli venne pertanto chiesto mentre si trovava in uno stato di trance leggero di ricordare a che pagina di vari suoi libri si trovassero certi paragrafi: a questa prima richiesta lo scrittore si svegliò rispondendo di non poterlo fare, pur tuttavia ritornato in trance ed utilizzando alcuni suggerimenti del tipo che gli veniva detto il titolo del libro, e poi gli venivano lette alcune righe di un determinato paragrafo lui nella misura del 65% riusci’ ad indovinare la pagina precisa.

Si passò poi all’ipnosi profonda.In questo caso Huxley sviluppò facilmente una trance profonda sunnambolica, in cui spontaneamente era disorientato in rapporto al tempo ed allo spazio.Egli poteva aprire gli occhi descrivendo il campo della sua visione come una sorgente di luce che comprendeva “me, la sedia su cui ero seduto, lui stesso e la poltrona…”Notò immediatamente la riduzione del suo campo visivo e manifestò che per una qualche ragione a lui sconosciuta si sentiva in dovere di spiegare le cose. Inoltre emerse un’amnesia nei confronti del lavoro fatto in precedenza.Era evidente che si stava godendo uno stato di benessere fisico in una maniera soddisfatta e passiva.Rispondeva alle domande in modo semplice e breve senza andare minimamente al di la del significato letterale della domanda.In altre parole dimostrava la stessa precisa corrispondenza letterale constatata in altri soggetti e forse anche maggiore data la sua competenza semantica .Si viene  inoltre alle volte a sviluppare una sorta di anestesia selettiva per quegli stimoli fisici che non facciano parte della situazione ipnotica. Huxley viene poi risvegliato in modo indiretto con una semplice suggestione e la sua risposta fu un risveglio immediato …anzi dichiarò di essere pronto per entrare in trance profonda.Questo di per se costituisce un esempio di amnesia post-ipnotica  inoltre Huxley si dimostrò altrettanto disinformato in merito al suo comportamento durante la trance. Venne continuato il lavoro riguardante altre esperienze allucinatorie di ogni tipo (positive, negative, visive uditive, cinestetiche, tattili ecc.) ed Huxley si dimostrò sempre competente in ogni aspetto, addirittura si notò che le sue pulsazioni aumentarono di frequenza di venti al minuto quando gli venne suggerito di compiere un’ascensione in montagna in stato di grande stanchezza.

Vennero ripetuti gli esperimenti di ipermnesia compiuti negli stati di trance leggeri e Huxley addirittura riusciva ad identificare all’istante la pagina del libro che gli veniva letto , inoltre poteva continuare la letture partendo dal punto medesimo in cui questa veniva interrotta dall’operatore. Huxley nella discussione successiva si dimostrò stupito della sua prestazione considerandola soprattutto intellettuale , per l’assenza nei ricordi recuperati di ogni significato emotivo di appartenenza a lui come persona.

Per questo motivo si giunse ad un confronto tra ipnosi e riflessione profonda.

Dichiarò che la Riflessione Profonda gli dava certe durevoli sensazioni interiori che sembravano una parte significativa nel suo modello di vita. Chiese inoltre se l’ipnosi potesse venire utilizzata per esplorare le sue esperienze psichedeliche. Questa prova venne eseguita ,però Huxley spiegò che l’esperienza ipnotica non gli dava una sensazione interiore  cosi intensa e profonda come quella provata con la Riflessione.Anzi  quest’ultima  costituiva una profonda base emotiva di carattere stabile sulla quale poteva disporre consciamente e senza sforzo  per ottener uno  spiegamento intellettuale di idee di cui disporre pienamente senza sforzo.La sua conclusione fu che comunque considerava la sua esperienza ipnotica troppo breve per essere pienamente valutata per cui chiese che  venisse impiegata nuovamente l’ipnosi profonda associata ad una tecnica di “confusine” tutto questo con la finalità di esplorare meglio se stesso . La suggestione utilizzata era deliberatamente vaga ,ma comprensiva veniva fatto affidamento sull’ intelligenza di Huxley per elaborarla ed per estenderne il significato e  quindi applicarla su se stesso . Qest’ ultimo diede subito una intensa risposta ipnotica poi improvvisamente chiese che venisse interrotta la verbalizzazione in quanto trovata irritante.Per due ore Huxley rimase ad occhi aperti guardando attentamente davanti a se .Il suo battito cardiaco ed i ritmi respiratori cambiavano ripetutamente ed inspiegabilmente ed ogni volta in cui l’operatore cercava di mettersi in contatto con lui gli veniva data una risposta negativa di rifiuto. Dopo più di due ore guardò verso il soffitto ed osservò con grande meraviglia “ Noi non ti conosciamo,tu sei seduto sull’orlo di un burrone e ci stai osservando, pur tuttavia sappiamo che sei qualcuno che può aiutarci a determinare la nostra identità ma la cosa straordinari è che siamo sicuri di conoscerla e che l’altro non è veramente un altro ma solo un’immagine mentale del passato o del futuro. Al risveglio Huxley  nonostante avesse perso la nozione del tempo rimase del parere che lo stato di Riflessione Profonda sarebbe stato più produttivo.Gli venne chiesto allora cosa ricordasse in merito alla trance profonda da cui era uscito poco prima , rispose che non aveva nessun ricordo preciso dimostrando pertanto di aver sviluppato un’amnesia post- ipnotica .A questo punto attraverso l’attivazione di parole chiave del tipo : “vestibolo,orlo ,burrone , le tue risposte diventeranno disponibili“Erickson cerca di sollevare questa cortina legata all’amnesia post-ipnotica riuscendo ad ottenere da  Huxley una serie di risposte cosi  tumultuose da renderne difficile la registrazione .Inoltre questa realtà  poteva venire identificata con quella dei sogni “lucidi”in cui tutto quello che si prova soggettivamente viene accettato come genuino senza discutere  sia soggettivamente che oggettivamente e considerato in armonia con tutto il resto.

Nello stato di trance profonda Huxley si trovò sull’orlo di un burrone profondo e largo ,in alto proprio vicino alla parete impraticabile veniva identificata la presenza di Erickson  considerato verboso ed irritante..davanti a lui su della sabbia morbida c’era un bambino piccolo e nudo ..Huxley osservava incuriosito questo bambino mentre cresceva ,si identificava con le sue esperienze…mentre passava dall’infanzia alla fanciullezza ..ai primi giorni di scuola.. sviluppando con lui un profondo rapporto empatico sino a quando questo bimbo diventato adulto non ebbe l’età di 23 anni.Quando gli andò più vicino si rese conto che quel giovane era lui stesso .A questo punto la domanda dei due fu : “ sarà questo l’aspetto che avrò a 52 anni e viceversa : ero veramente cosi a 23 anni?”Entrambi erano consapevoli della domanda che si era formata nella mente di ciascuno . La cosa interessante era che entrambi cercavano di stabilire quale fosse “la vera realtà”e quale fosse la “semplice esperienza soggettiva “proiettata all’esterno sotto forma di allucinazione . Uno dei due doveva essere reale l’altro invece un’immagine della memoria o la proiezione di un’immagine di sé, pur tuttavia entrambi erano completamente consapevoli dei pensieri e dei ragionamenti dell’altro .Ciascuno dubitava della realtà dell’altro e trovava delle spiegazioni ragionevoli per tali contrastanti esperienze soggettive. Vennero poste delle domande su come potesse essere ristabilita la verità ed Huxley descrisse tutta la sua esperienza soggettiva  cercando di capire gli anni di distorsione temporale .A titolo sperimentale l’Autore osservò “Naturalmente tutto questo può essere lasciato indietro per poter essere recuperato in qualche altro momento”Immediatamente si riprodusse il ristabilimento dell’amnesia post-ipnotica originale.In seguito lo stesso effetto venne provocato dalla parola “DISPONIBILE” e Huxley si trovò a ripetere  per la seconda volta tutto il racconto senza rendersi conto che lo stava ripetendo.

 

Eugen Bleuler

 

 

Altro caso descritto molto dettagliatamente in letteratura e che si riferisce ad una persona ipnotizzata è quello riferito da Eugen Bleuler . Infatti quest’ultimo si era fatto ipnotizzare da un collega,il dottor Von Speyer il quale aveva impiegato una tecnica ora piuttosto in disuso,e che consisteva nella fissazione unita alla suggestione verbale .

Pur mantenendo il più possibile la consapevolezza di quanto stava avvenendo, Bleuler cercava di cooperare con l’ipnotista, però ben presto si accorse di alcuni fenomeni riguardanti il campo visivo.Infatti le immagini sembravano allontanarsi,e scivolare via,poi le parti vuote si espansero e la vista fini per offuscarsi. A questo punto quello che solo riusciva a percepire era solo il contrasto tra la luce ed il buio . Si sentiva gli occhi umidi, anzi gli bruciavano ma nello stesso tempo sentiva di stare per rilassarsi  e di provare quelle stesse sensazioni che provano i nostri pazienti , molto probabilmente l’operatore usava le stesse le stesse suggestioni che anche noi usiamo nelle manovre di avvio . Tutto il corpo dalla testa ai piedi era percorso da una piacevole sensazione di calore , ed egli non sentiva alcun desiderio di muoversi o di allontanarsi. Aveva inoltre  l’impressione della chiarezza dei propri pensieri . Sentiva che l’ipnotista gli diceva di muovere le braccia, egli cercò di opporsi al comando ma non vi riuscì del tutto e quando gli venne detto che il dorso della sua mano cominciava ad essere insensibile, Bleuler pensò tra se che non poteva essere vero e che forse Von Speyer stava scherzando anche quando lo avvertiva che in quel preciso istante gli pungeva la pelle .

Al risveglio Bleuler non presentava fenomeni di amnesia e ricordava molto bene la suggestione  post- ipnotica cioè che si sarebbe dovuto svegliare il mattino seguente alle sei ed un quarto, cosa che puntualmente fece nonostante avesse cercato di rimanere cosciente dello scorrere del tempo . Bleuler trasse da questo esperimento delle conclusioni, vale a dire che il processo ipnotico aveva interessato il suo inconscio molto di più di quanto poteva apparire alla parte inconscia della sua mente . Bleuler riferì le stesse conclusioni in analoghi esperimenti fatti in epoche successive.

 

Maria C.

 

 

 

Altro caso riportato in letteratura è quello di Maria C,  una ragazza di 22 anni in cura dal prof. Mosconi mediante terapia ipnotica per uno stato di depressione .Riferisce: quando sono sdraiata sulla poltrona mi aspetto che mi vengano dette frasi e parole che mi aiutino ad andare oltre ,mi sento come quando sto per addormentarmi e mi stacco da tutto quello che è al di fuori della mia persona .Non mi preoccupo di seguire quello che mi viene suggerito e sento che il mio corpo risponde a qualche cosa che gli dice di accomodarsi diventando pesante e poi rilassato ,profondamente rilassato a tal punto che non lo sento più. Al principio le parole vanno e vengono ,ma non le sento bene perché la mia mente viene deviata su pensieri che non centrano niente con quello che mi è stato detto . Non mi preoccupo di tutto questo perché so che succede ed è come se mi stessi per addormentarmi . La voce dell’ipnotista mi da una sensazione strana,come se fossi su di un binario sul quale io scivolo , sento di seguire quel percorso e che ogni volta andrò più lontano . Non mi accorgo nemmeno di essere io e non me importa perché ho l’impressione che tutto entri in me stessa e che io sia il tutto ,pero nel contempo ho bisogno di sentire quella voce perché mi rassicura anche se ogni tanto sparisce ,però subito dopo la riprendo e le parole si trasformano in immagini . Mi accorgo di addormentarmi per dei momenti che non so se siano brevi o lunghi ,, poi riprendo il filo ma sempre più lontano e sottile. Le prime volte ero impegnata a seguire quello che avveniva,ora però posso farne a meno anche perché conosco quello che succede e so gia prima quello che proverò . E come se facessi i gradini di una scala a due a due per arrivare al pianerottolo ,invece di salire piano,piano uno ad uno per arrivare alo stesso punto.

 

 

 

 Esperienze personali

 

 

Il mio personale approccio con l’ipnosi nasce dall’aver seguito un percorso un po’ particolare, infatti, da un lato ha intrapreso lo studio di questa disciplina seguendo l’AMISI, scuola che basa il suo insegnamento partendo dai concetti sviluppati da Erickson, per cui si intende l’ipnosi come un rapporto di collaborazione tra paziente e psicoterapeuta in cui le idee vengono trasmesse con ogni mezzo a disposizione .Partendo da questo presupposto è nato poi il concetto che la sofferenza psichica è dovuta all’incapacità del paziente di utilizzare le proprie risorse al meglio per cui compito dell’ipnotista è quello di aiutare il soggetto nella ricerca di queste risorse paragonate a del “denaro da spendere celato in un borsellino a sua volta nascosto da qualche parte nell’inconscio”

 A mio giudizio l’efficacia, del metodo dipende inoltre dal fatto che non vene ricercata una trance profonda per cui la terapia può essere somministrata attraverso il linguaggio e la parola, cercando quel particolare “rapport” con il paziente che è chiamato “Empatia”. Inoltre ho partecipato a numerose sedute con il ruolo di paziente per poi successivamente  analizzare il metodo seguito dal professor Mosconi e quindi poter eseguire un rapporto personale inerente alla mia esperienza soggettiva, comparata a quella d’altri casi conosciuti in letteratura. L’alto mio percorso invece parte dai contatti che ho avuto con tribù Centro-Americane. Quest’ultime utilizzano dei rituali magico –curativi, basati sull’uso sistematico di uno stato di trance nel quale viene coinvolto sia lo Sciamano (curandero),che il paziente . Questo particolare rapporto può essere raggiunto con l’ausilio di droghe naturali (mescalina o psylocibina)contenute nel Peyote o in particolari funghi appartenenti alla famiglia Psylocibes. Durante questo percorso mistico e magico la Sciamano  entra letteralmente nella psiche della persona curata attraverso semplici meccanismi , che provocano dissociazione ,basati sul canto oppure sul suono altamente ipnotico di strumenti musicali che unitamente all’uso della droga provocano un profondo stato modificato di coscienza nel paziente che pertanto è pronto a ricevere la cura attraverso una pulizia definita limpia rituale che lo libera cosi del male che viene pertanto trasferito su un rametto di acero che verrà poi bruciato. L’uso del Mavieri (bastone su cui vengono poste piume di aquila) e del rametto di acero appaiono come un tentativo istintivo di creare un contro-transfert evitando che la patologia del paziente si possa trasferire nel Curandero. La mia esperienza di vita con gli Indiani Huicholes si può riassumere partendo dal presupposto che ho potuto partecipare al viaggio che loro ogni anno fanno per recarsi al Virikuta, sperduta collina situata nel deserto del Real Catorce in Messico.Questo viaggio dura circa una decina di giorni ed è ricco di profondi significati simbolici che cercherò di spiegare cosi come li ho appresi e cosi come mi sono stati narrati. Si parte dal mare simbolo della vita per  terminare  nel deserto che simboleggia la morte e quindi la fine di un ciclo. Prima però di giungere a destinazione si  devono attraversare cinque porte sacre ciascuna densa di profondi significati allegorici che richiamano le origini dell’uomo , il suo rapporto con la natura e con l’ambiente in generale . Altro particolare denso di significato è rappresentato dal fatto che solo all’arrivo nella località prestabilita e cioè al Vitikuta si darà inizio alla raccolta ed al consumo del peyote. Nel frattempo durante il viaggio  con il canto e  con la danza si crea una  dissociazione associata alla pratica della “Limpia “rituale  che viene ripetuto ogni qualvolta si giunge ad una delle cinque porte sacre .La conclusione di tutto questo  è rappresentata dal fatto che un peyote verrà portato nuovamente al mare , a cui verrà offerto, e questo simboleggia una sorta di “Rinascita”. E’ evidente durante tutto questo tragitto  l’uso dell’ipnosi ,del rapporto di empatia che lo Sciamano  riesce a suscitare nei partecipanti che fanno parte di questa cultura .Inoltre la trance che si crea bilateralmente rappresenta un potente mezzo catartico che cementa il gruppo e lo compatta come se si trattasse di un unico individuo che si muove all’unisono . Le reali difficoltà del viaggio possono venire interpretate come delle potenti metafore che  possono assumere significati  ed interpretazioni diverse . In questo percorso mi ha seguito  un amico  in qualità di paziente con il quale ho voluto sperimentare una sorta di terapia “operativa diretta” seguendo l’impostazione dell’AMISI , cercando in svariati momenti del giorno di innescare uno stato di leggera trance per poi dare un significato metaforico a tutti le varie esperienze  vissute. Ad  esempio raggiunta una zona ricca di antichi graffiti rupestri durante una sosta  , attuando un semplice rilassamento nel mio amico -paziente  cercavo nella simbologia semplice ma efficace di quelle incisioni  di mandare a ritroso nel tempo il mio compagno di viaggio per fargli recuperare quelle risorse che penso facciano parte del suo patrimonio  genetico in quanto” homo sapiens”. Voglio precisare che non era mia intenzione operare delle regressioni ma soltanto utilizzavo dei semplici paragoni da cui poter trarre degli spunti operativi. ( vedi prima di te uomini appartenenti al passato hanno calpestato questi sentieri e questa terra ,soffrendo per le privazioni,e la fatica, come stai soffrendo tu, però come loro sono riusciti a raggiungere la meta anche tu puoi farlo perché segui il loro percorso, soffrendo come loro la fatica e la fame ..ecc)tutto questo nel tentativo di rinforzare l ’Io del mio amico . Il beneficio era evidente in quanto la sua espressione mimica cosi pesantemente triste e corrucciata quando lo incontravo nella sua città natale  lentamente lasciava il posto ad un permanente sorriso nato dalla gratificazione di riuscire nell’impresa intrapresa. Nel mio caso invece questo percorso all’inizio aveva generato una sorta di profonda angoscia ed insicurezza forse dovute al fatto che mi sentivo completamente  privo di tutti quei supporti logistici che costituiscono le mie ancore di certezza ed ora l’aver rotto una “gabbia “ se da un lato mi gratificava dall’altro mi faceva sentire nudo e completamente privo di difese .Tutto questo per fortuna è durato solo i primi giorni perché rapidamente ho recuperato le mie risorse sentendomi poi perfettamente a mio agio sia nei confronti del territori che dei miei compagni di viaggio. L’arrivo al Virikuta per noi stranieri ma ormai accettati dal gruppo rappresenta quindi una tappa importante perché forse siamo pronti per l’ultima prova data dal  poter partecipare ad un rituale denso di significati ,utilizzando come mediatore per raggiungere la trance non solo la danza ed il canto ma anche il peyote. Non descriverò le modificazioni della mia coscienza che avvennero durante quella notte pur tuttavia il passaggio attraverso la  Nierika che rappresenta la porta tra lo stato conscio e inconscio diede corpo mediante una rappresentazione onirica alle mie ansie e pertanto dopo un certo periodo di tempo che mi servi’ per rielaborare questa esperienza molto forte decisi di sottopormi in qualità di paziente – sperimentatore ad un ciclo di circa 20 sedute di psicoterapia ipnotica secondo i dettami della scuola che frequento. Può essere evidente l’analogia con Huxley anche se in modo molto più semplificato e senza ricorrere presumibilmente all’uso di sostanze psicotrope. Mi  voglio soffermare rapidamente sull’ultima tappa del mio viaggio in Messico rappresentata dalla “Caccia” Questo rituale consiste nel preparare una trappola con cui catturare un animale ,nella fattispecie un cervo,(animale sacro raffigurato in azzurro e con sembianze umane) .Una volta catturato non viene ucciso ,ma sarà” lui stesso  darsi la morte “ nel tentativo di fuggire. La carne viene divisa con tutto il gruppo , il cuore mangiato al momento ,ed il sangue conservato per i rituali magico-religiosi. Nella mia interpretazione ritengo che questa caccia metaforica serva ad innescare il ricordo delle nostre origini ,ricordo che ora non si trova sicuramente nella parte razionale della nostra mente ,e credo di poter interpretare correttamente il significato della  metodologia con cui muore l’animale-uomo. Infatti ritengo che gli Sciamani Huichol vedano nella morte del cervo la fine della loro cultura distrutta dall’alcool e dalla civiltà moderna che altera il loro profondo simbolismo ed il legame con la natura Questa metafora mi sembra che sia di grande attualità e che possa benissimo essere adattata al nostro modello occidentale ,infatti se pensiamo che la malattia  in qualche modo sia legata ad un profondo disagio mentale , possiamo in questo aspetto cogliere delle analogie con” la Morte del Cervo “  Degli spunti importanti li ho ricavati dalla lettura di due libri : Psicomagia di Alexander Jodorosky ed Il Volo del Diavolo di Anna Condorelli e Simone Waldstein

 Come ultimo capitolo legato alle mie esperienze personali riferirò brevemente in merito alle metodologie nell’attuare uno stato di trance prima e poi di cura dagli Sciamani Laho o” uomini medicina “appartenenti a  ceppi etnici di provenienza Tibetana che vivono ai confini tra Laos e Cambogia.Ho trovato  delle profonde analogie tra tutti i gruppi da me incontrati sia nella ricerca di una trance mediata da strumenti a fiato o a percussione o con l’ausilio di droghe e  quindi una volta ottenuto uno stato dissociativo, attraverso un rituale che non descriverò in questa sede viene  ricercata la guarigione del paziente mediante un procedimento che mira a mobilitare tutte le risorse psichiche dell’individuo trattato , come se il  processo di guarigione potesse scaturire da una lotta vera e propria tra il  bene (stato di salute) ed il male (malattia).

Sono convinto personalmente   dell’esistenza di un Inconscio Collettivo ,purtroppo sovente alterato da un ritmo di vita “occidentale “che lo priva di quei valori legati alle proprie radici genetiche che ritengo debbano essere recuperati . La moderna Psicoterapia le chiama “Risorse “  presenti  ed importantissime per consentire all’individuo una vita serena ed armonica.

 

 

 

Altre mie esperienze personali riferite dopo un’induzione standard.

 

 

 

Riferirò brevemente le mie  sensazioni:

Ritengo che il mio stato di trance lo si possa definire medio-profondo perché alterno delle fasi di totale amnesia a delle fasi in cui i ricordi si mescolano con la voce del Professor Mosconi in una sorta di lento fluire del pensiero legato ad immagini evocate.Inizialmente l’ambiente esterno viene percepito nella sua totalità per poi lentamente svanire come in un film in cui i suoni diventano sempre più confusi  e lontani , non riesco in questa fase e neppure in altri momenti a dare una definizione di “tempo” percepisco che il mio respiro diventa  sempre più regolare mentre mi rilasso ad occhi chiusi ,il mio corpo si fa  leggero piacevolmente rilassato e quindi un segnale per me importante è la perdita di logica tra quello che definisco il “ narrato “ e  “l’udito” Mi soffermo su un aspetto per me molto piacevole,infatti ho la sensazione di aprire il “tappo di una grande bottiglia “ da cui scaturiscono immagini  e pensieri legati ad esperienze più o meno lontane del mio passato  che sembrano quasi prendere corpo cullate dalla voce del terapeuta che in questo momento paragono ad un direttore d’orchestra .Non ricordo sensazioni spiacevoli ,al risveglio mi sento leggero riposato come se avessi dormito dieci ore di fila  ed un fenomeno comunque per me costante è  l’amnesia  riguardante parti più o meno consistenti dell’eloquio.

 

A questo punto il passo successivo è stato quello analizzare le sensazioni riferite  ad un’induzione ipnotica  standard ( uguale per tutti ) da alcuni  soggetti per cercare di capire se vi potessero essere delle analogie . A tale scopo mi sono servito di un semplice questionario cosi strutturato:

Voglio inoltre precisare che queste domande non costituiscono un tentativo di mettere a punto una scala che possa avere un qualche valore oggettivo,assimilabile ad altri presidi metodologici, al contrario  vorrei cercare  di raccogliere  una serie di impressioni di carattere soggettivo in merito all’esperienza vissuta  e pertanto non ha alcuna pretesa di scientificità

 

 

A)Come giudichi il livello di rilassamento (psico –fisico) raggiunto durante l’induzione

 

Attribuire un punteggio da 0 a 10. ( 0 punteggio minimo,10 punteggio massimo)

 

 

B) Come giudichi il livello di rilassamento psico -fisico raggiunto :

 

SUPERFICIALE

 

MEDIA

 

PROFONDA

 

C) Dare una definizione del livello con cui si percepisce l’ambiente esterno

 

Attribuire un punteggio da 0 a 10 (0 nessuna percezione,10 massima percezione)

 

D)Perdita eventuale del legame logico tra narrato ed udito

 

Attribuire un punteggio da 0 a 10 (0 nessuna perdita, 10 massima perdita)

 

 

D)Dopo quanto tempo soggettivo ti sembra di aver raggiunto uno stato modificato di coscienza identificabile con la “trance”

 

E) Quali fattori per te si sono rivelati importanti per il raggiungimento della “trance” (attribuire un punteggio da 0 a 10)

 

Ambiente

 

Voce dell’operatore

 

Tonalità della voce

 

Cadenza

 

Posizione comoda

 

Immagini evocate

 

Livello del piacere mentale associato alle visualizzazioni

 

Attribuire un punteggio da zero a 10 (0 nessun piacere, 10 massimo piacere)

 

 

F) Eventuale presenza di sensazioni negative

 

Dare una breve descrizione se presenti

 

 

G) Presenza di eventuali fenomeni allucinatori:

 

visivi

 

uditivi

 

cinestesici

 

 

 

E) Definire il livello di accettazione

 

Attribuire un punteggio da 0 a 10 (0 nessuna accettazione,10 massima accettazione)

 

 
 
H) DEFINIRE UN LIVELLO DI ASPETTATIVA (o di eventuali resistenze nei confronti dell’induzione eseguita)

 

Attribuire un punteggio da 0 a 10 (0 scarsa accettazione,10 massima accettazione e quindi nessuna resistenza)

 

 
G) Riflessioni personali…..

 

 

 

I partecipanti al test sono 21. A queste persone è stata praticata un’ unica induzione standard  non a scopo terapeutico. I risultati si possono cosi riassumere:

 

Alla domanda numero uno ( dare una definizione del livello di rilassamento raggiunto ) nove soggetti hanno definito il loro rilassamento  medio

Undici superficiale

Zero profondo

 

Alla domanda numero due e tre possiamo individuare due sottogruppi :

 

A)    Analizzando il gruppo che ha risposto dando una definizione del proprio rilassamento medio si può desumere che in una qualche misura vi è stato un certo distacco dall’ambiente esterno ed anche un separazione tra il narrato e l’udito. Questo presuppone una certa dissociazione assimilabile ad un livello medi –superficiale di trance ( punteggi che vanno da un minimo di 2 ad un massimo di 8 con una media attorno al 5/6

B)    Analizzando il gruppo che ha dato una definizione del proprio rilassamento superficiale si individuano due ulteriori sottogruppi. Nel primo costituito da sette soggetti non si è realizzato alcun distacco dall’ambiente esterno (punteggio 0) come pure non si è realizzata alcuna separazione dal narrato rispetto all’udito (punteggio 0)

Nel secondo costituito da  sei soggetti in un qualche modo i risultati del test sono sovrapponibili a quelli del campione che ha dato una definizione del proprio rilassamento medio, quindi un certo distacco dall’ ambiente esterno e dalla voce dell’operatore si è presumibilmente realizzato .Possiamo concludere che solo sette soggetti sono rimasti ben ancorati alla realtà esterna.

 

Questo primo sottogruppo (sette soggetti) alla domanda d ( dopo quanto tempo soggettivo ti sembra di aver raggiunto uno stato modificato di coscienza identificabile come “ trance” sei hanno risposto mai mentre uno ha risposto circa 15 minuti mettendo in evidenza che forse un certo distacco dall’ambiente esterno era stato raggiunto ( punteggio 8)

Nel secondo sottogruppo (sei soggetti) tre hanno dichiarano di aver raggiunto uno stato di trance dopo circa cinque minuti ed uno dopo dieci minuti due soggetti di non essere andati in trance.

Il gruppo che ha dato una definizione del proprio rilassamento medio (nove soggetti ) un soggetto ha risposto pochi secondi,un altro  un minuto,tre hanno risposto tre minuti ,rispettivamente gli altri da dai cinque agli otto minuti. Comunque la totalità  del gruppo che ha dato  una definizione del proprio rilassamento medio ha identificato quest’ultimo come un vero e proprio stato di trance.

Inoltre sempre in questo gruppo il fattore ambientale non ha assunto particolare rilevanza mente altri fattori quali voce,cadenza,posizione comoda ecc. hanno assunto vari livelli di importanza. Il punteggio assegnato a questi semplici parametri è sovrapponibile a quello assegnato agli stessi  dagli altri gruppi.

Per quanto concerne la domanda riguardante il livello di piacere mentale associato alle visualizzazioni si può arrivare alla conclusione che il punteggio massimo è stato raggiunto nel  gruppo degli undici soggetti (rilassamento medio) mentre quello minimo negli altri due sottogruppi.

Alla domanda F ( eventuali sensazioni negative) nel primo sottogruppo (sette soggetti ) si sono realizzate sensazioni negative quali fastidio,irritazione,rigidità ecc in tre soggetti.Nel secondo sottogruppo (sei soggetti ) solo in una persona si sono registrate sensazioni negative. Nei restanti nove soggetti non si sono registrate sensazioni negative particolari se non in una persona legate per lo più alla posizione scomoda ( gruppo rilassamento medio)

In questo gruppo si sono realizzati in tre soggetti fenomeni allucinatori visivi ed in un soggetto anche cinestesici.

Nei due sottogruppi appartenenti al gruppo che ha dato una definizione del proprio rilassamento suprficiale non si è verificato  questo tipo di fenomenologia

 

Ora riferirò brevemente in merito al vissuto soggettivo di ogni singolo partecipante . I nove soggetti che hanno dato una definizione del proprio rilassamento psico-fosico medio cosi’ hanno descritto la loro esperienza:

 

1)      Dopo poco tempo riesco a lasciarmi andare e seguo molto meno il terapeuta . In questo modo il tutto diventa più piacevole .Mi piacerebbe stare più comodo.

2)      E’ una situazione che conosco .Ritengo che il testo sia poco importante ai fini dell’induzione.

3)      Sensazione di pace breve ,ma intensa.

4)      Sonno all’apertura delle palpebre.Desiderio di dormire subito dopo.

5)      Troppe immagini evocate ,e troppo rapido il loro spostamento.

6)      Auspicabile una più lenta modulazione del verbalizzato.

7)      Nessuna conclusione.

8)      Nessuna conclusione.

9)      Nessuna conclusione.   

 

 

Per quanto concerne il primo sottogruppo di sette soggetti che hanno dato una definizione del proprio rilassamento psico-fisico superficiale le risposte si possono riassumere nel seguente modo:

 

1)      Sensazione generalizzata di fastidio ,generato dal metodo formale ed intenzionalistico dell’induzione.

2)      Le parole mi richiamavano sempre di più alla realtà invece di farmi staccare da questa. Al contrario la voce ed il tono mi piacevano.

3)      Troppo breve l’induzione.

4)      Molto è dipeso dalla mia disponibilità e desiderio di andare in trance.

5)      Non capisco perché il “soggettivo” sia inteso come opposto a “scientifico”

6)      Giudico positivamente questa esperienza,traendone un buon giovamento in termine di puro relax.

7)      Nessuna conclusione

 

 Il sottogruppo costituito da cinque soggetti che hanno dato una definizione del proprio rilassamento psico-fisico superficiale ha cosi risposto all’ultima parte del questionario:

 

1) Sento il suono della voce mescolata ad altre sensazioni personali legate a persone conosciute.Alle   volte la voce dell’operatore  spariva pur ricordandomi abbastanza bene la traccia del discorso.

2) Nella fase iniziale le sensazioni comunicate non corrispondevano con quelle provate.

3)Alcune metafore mi facevano sorridere al posto di approfondire la trance . Nel complesso le sensazioni provate erano simili a quelle provate in altre induzioni.

4) Non riesco ad andare in trance .Sensazioni negative rispetto ai contenuti ed alla voce.

5) Nessuna conclusione.

 

Da una semplice interpretazione di questi dati si può concludere che nel primo gruppo si è verificato un certo distacco dalla realtà esterna , situazione in qualche modo presente seppure in modo molto superficiale in alcuni soggetti appartenenti al secondo gruppo.  Quest’ultimi inoltre  hanno sviluppato una certa resistenza all’induzione per svariati motivi . Ritengo comunque che questi dati non abbiano alcuna rilevanza clinica se non per il fatto che evidenziano la grande variabilità dei risultati . Inoltre in un’induzione standard  manca il rapporto empatico che è fondamentale per il conseguimento di un effetto terapeutico favorevole.Non mi sembra pertanto possibile standardizzare o misurare la profondità della trance e comunque secondo i dettami Neo-Eriksoniani questa procedura non ha nessun vantaggio terapeutico.

 

 

Conclusioni

 

 Per quanto concerne l’esperienza dello scrittore Aldous Huxley lo stato di riflessione profondo non sembrerebbe legato all’ ipnosi ma al contrario ad uno stato di concentrazione estremamente intenso ,con una notevole dissociazione dalla realtà esterna ,ma con conservazione di una piena capacità di rispondere agli stimoli esterni con vari gradi di prontezza .Si tratta di una esperienza assolutamente personale che serve come fondamento non riconosciuto ad un’attività di lavoro cosciente che lo mette in grado di utilizzare tutto ciò che era passato per la sua mente durante la Riflessione Profonda.(tanto da far presumere si sia trattato di una trance sovrapposta ad un precedente stato di modifica di coscienza.GPM)

Il suo comportamento durante l’ipnosi si accordava perfettamente con quello ottenuto con altri soggetti

Lo Stato di Riflessione Profonda veniva percepito totalmente diverso dalla trance ipnotica.

 Nell’ipnosi profonda, (che secondo moderne interpretazioni viene considerata come uno stato di maggior distacco dalla realtà, GPM) viene inoltre  spontaneo fare un paragone con l’attività onirica , soprattutto esperienze simili sono state comuni a persone di elevata intellettualità.Le domande fatte ad Huxley dopo gli esperimenti rivelarono che quest’ultimo non aveva alcun pensiero cosciente ne piani precisi per passare in rassegna le esperienze della sua vita .Egli spiegò che quando si era sentito profondamente nella trance aveva pensato semplicemente qualche cosa da fare ed ad un tratto si era trovato a vivere quelle esperienze straordinarie vissute.Ritengo inoltre ,e questa è una mia opinione personale che i risultati ottenuti siano stati tali grazie anche al passato dello scrittore dedito all’uso di droghe psicotrope del tipo mescalina ,forse utilizzata anche durante gli esperimenti di trance fatti con Erickson. La mescalina favorisce una intensa attività allucinatoria dando corpo ad immagini presenti nell’inconscio o come viene affermato presso le culture dedite allo Sciamanesimo  il rivelarsi attraverso il passaggio della porta che unisce due mondi paralleli dello “Spirito Guida”

E del tutto evidente la totale assenza di uno schema standardizzato in questa ricerca, anzi il metodo di lavoro utilizzato da Milton Erickson è del tutto personale ed originale idoneo alla multiedrica personalità dello scrittore Huxley.

 

 

 Nel mio caso trovo delle analogie con lo scrittore solo per quanto riguarda le esperienze vissute utilizzando il Peyote  per il resto posso   affermare che la psicoterapia Ipnotica  praticata secondo i dettami dell’ AMISI e da  me provata come paziente è sicuramente  un potente mezzo che permette di  raggiungere le  proprie radici genetiche.   Il potere della  metafora  è tuttavia subordinato, a mio parere,  come pure il profondo ed individuale rapporto che si stabilisce con lo Psico- terapeuta ,  ad un rapporto “empatico”  necessario per entrare in  comunicazione con il paziente o meglio con il suo emisfero cerebrale destro.

 La mia sensazione comunque è quella di aver vissuto sempre un’esperienza unica ed irripetibile costantemente in evoluzione e legata magari a miei particolare stati d’animo ,quasi un atto Sciamanico  il cui potere va oltre la comune immaginazione .Per noi integrati in un sistema globale l’ intrprendere un cammino verso le Origini rappresenta un passo importantissimo attraverso il quale la nostra “ Anima “ non intesa in senso biblico ,  guarisce esorcizzando tutti i condizionamenti accumulati  e pertanto da questa base di partenza  lo Psicoterapeuta potrà a mio avviso dare il meglio di se stesso entrando in sintonia  con il proprio paziente .Questa supervisione,  da me sperimentata con l’aiuto del Prof. Mosconi , mi ha notevolmente aiutato a razionalizzare le mie esperienze passate, decifrarle e ristrutturarle attraverso un lungo cammino d’apprendimento cosi da raggiungere più facilmente la comprensione del mio passato storico –genetico. Ho potuto decifrare le mie visioni derivanti dall’uso del peyote in Messico e capire pertanto che “ la porta “poteva essere aperta con altri mezzi validi e potenti .Importante per me è stata la ricerca della chiave e quindi  del modo per allontanare la parte razionale della mente ,spingerla verso un bivio vederla svanire  dal proprio cammino e proseguire pertanto solo con la parte inconscia e questo è un mio personale parere, sede delle mie radici genetiche .Forse  potrebbe essere non sbagliato parlare di Incoscio cosmico in quanto uomini, parte integrante , dell’Universo, uniti da fili invisibili che annullano le distanze e le barriere socio culturali e razziali ( concetto sviluppato dalla religione Taoista). Questa mia ricerca non vuole definire un metodo pur tuttavia avendo vissuto direttamente l’esperienza Sciamanica presso differenti culture tribali mi sento di affermare che la Psicoterapia secondo il modello Neo-Ericksoniano  è perfettamente in grado di guidare il paziente a compiere un vero e proprio viaggio nell’inconscio ,dopo aver allontanato la parte razionale della sua  mente e quindi innescare una guarigione nei confronti di molte patologie , che mi sento di interpretare quasi  come un segnale di avvertimento che la  nostra parte irrazionale manda alla parte razionale e  che purtroppo molto spesso non è in grado di interpretare.

 

Come utilizzo l’ipnosi nella mia professione  odontoiatrica.

 

 Personalmente cerco di utilizzare ed attuare un rapporto che si basa sull’ “Empatia”  nella mia professione odontoiatrica , per creare quella  fiducia cosi importante nell’ arginare la paura inconscia che questa professione incute in molti pazienti, e dopo aver appreso che anche ,e soprattutto il linguaggio  rappresenta un potente mezzo che consente sovente di entrare in sintonia con il paziente , lo utilizzo in continuazione cercando di creare degli stati modificati di coscienza molto superficiali , in modo da evitare quello schema di sudditanza che purtroppo  molto frequentemente si può instaurare tra  medico e paziente. Cerco di diventare un “amico che cura i denti “.Questa metodologia nella mia professione mi sta dando grandi soddisfazioni  perchè sovente i mie pazienti  parlano dei loro problemi personali, non solo di quelli odontoiatrici , quindi l’atto professionale  diviene un corollario quasi poco avvertito e pertanto esorcizzato e privato quindi dei suoi contenuti negativi. Attualmente sto trattando alcuni casi mediante ipnosi ,somministrando cure durante uno stato di ipnosi medio-profondo  , dopo aver preparato il paziente con alcune sedute preliminari. Ricorro comunque all’uso dell’anestesia , solo che il paziente non si accorge del trattamento perché in Trance e pertanto al risveglio si mostra molto soddisfatto per non aver provato stress. Il meccanismo che mi consente d’ottenere questo è quello classico: infatti, cerco d’ottenere prima un rilassamento distraendo l’emisfero dominante  ponendo l’individuo di fronte ad un bivio in cui la sua parte razionale intraprende il cammino sul sentiero di sinistra, pertanto la parte destra è in tal modo libera di seguire una strada propria che l’allontana dalla parte di sinistra sino a raggiungere, un luogo particolare, un rifugio, in una di campana di vetro da cui può osservare tutto il mondo circostante, senza tuttavia sentire nulla solo provando sensazioni visive e non uditive.. ”Come la pioggia che batte sui vetri della macchina che guidi, puoi vederla ed anche forse sentirla ma non ti bagna “Il paziente perde pertanto la nozione del tempo e al risveglio mormora di solito “ma dottore ha già finito?” Ovviamente uso per questioni di ordine pratico ed economico questa metodologia solo con persone particolarmente sensibili ed ansiose in cui è da subito evidente sin dalla prima visita il disagio provocato dallo stare sdraiato sulla poltrona odontoiatrica. 

 

Ha senso oggi parlare di “standardizzazione”?

 

Per quanto riguarda il discorso legato ad una eventuale standardizzazione di un metodo per ottenere la trance ipnotica  è emerso che si può a mio avviso solo  dare una definizione della profondità della trance. Per il resto , la grande soggettività dei risultati mi pota alla conclusione che è erroneo parlare di scale di ipnotizzabilità o cercare di definirle  in un modo qualsiasi, anzi queste non sono importanti in un contesto clinico. 

A partire dall’epoca di Mesmer ,è possibile ricostruire una storia degli strumenti ,adottati dai più diversi studiosi dei fenomeni ipnotici ,atti a misurare le differenze individuali che sembrava naturale riscontrare , tra soggetto e soggetto , quanto alla presunta “ capacità individuale di  entrare in ipnosi”. Pertanto il tema delle scale di “ suscettibilità ipnotica “ appare e scompare a distanza di alcuni anni suscitando accesi dibattiti..Il tema riveste ogni volta un certo interesse per il fatto che alcuni individui entrano rapidamente in uno stato di trance profondo ed altri necessitano di una più lunga preparazione . Quale soluzione migliore per spiegare tutto questo che ipotizzare l’esistenza di una “capacità individuale “di” una abilità ipnotica”che si aggiunge ai già numerosi fattori di personalità che distinguono le persone le une dalle altre .Nel panorama attuale della ricerca le opinioni a favore di queste scale non sono ne univoche ne particolarmente chiare .Spiegel (1989) si spinge ad affermare che una rapida valutazione dell’ipnotizzabilità  eviterebbe una quantità di interazioni “non terapeutiche e non necessarie” Barber (1989)ridimensiona l’opportunità di queste scale in campo clinico pur ritenendo utile misurare la “suscettibilità ipnotica” dei soggetti . Sacerdote (1982) si mostra scettico soprattutto per il fatto che tali scale misurano solo degli aspetti quantitativi dei fenomeni ipnotici. Decisamente contrario all’utilizzo di questi strumenti è Diamond (1989) che denota che l’utilizzo di test standardizzati possono costituire un ostacolo per il lavoro terapeutico. L’ Ericksoniano Rossi  (1989) considera la valutazione preliminare come una perdita di tempo.Analizziamo brevemente una delle principali scale ,ovvero quella di Stanford ( creata da Weizenhoffer e Hilgard nel 1959)

Si compone di una lunga induzione standardizzata ,nel corso della quale viene rilevato il comportamento del soggetto a dodici suggestioni .

1) oscillazione posturale 2) chiusura spontanea degli occhi 3) mano sinistra pesante 4) immobilizzazione braccio destro 5)blocco delle dita 6) irrigidimento braccio sinistro7) avvicinamento delle mani 8)inibizione a pronunciare il proprio nome 9)allucinazione di una mosca10)catalessia delle palpebre 11)suggestione post ipnotica ( cambio della sedia) 12) amnesia post-ipnotica. Verrà quindi assegnato al soggetto un punteggio che lo colloca in una fascia di ipnotizzabilità “alta”,”media” o” bassa”.A questo punto le domande che ci si pone sono:

 

A)Le scale di ipnotizzabilità sono veramente una misura della profondità della trance

B)Qual è la differenza tra ipnosi e suggestionabilità

C)Fino a che punto le istruzioni cui si chiede ai soggetti di rispondere si possono considerare delle suggestioni?

D)Le scale sono in grado di misurare l’aumento di suggestionabilità in cui consisterebbe l’ipnosi?

Hilgard (1981) ha fornito risposte a tali quesiti invocando a difesa delle scale di “ suscettibilità ipnotica” le difficoltà pratiche e statistiche di rilevazione di dati più approfonditi in merito ad un concetto controverso come l’ipnosi: nella sua prospettiva cognitivo-comportamentale è molto più semplice analizzare il comportamento dei soggetti durante l’induzione.

Altri studiosi hanno osservato ( kirsch 1997) che un conto è parlare di “ipnotizzabilità” ed un altro di “suggestionabilità” In altre parole per questo Autore queste scale misurerebbero solo una generica tendenza a lasciarsi suggestionare dal comportamento altrui , tendenza che sarebbe presente sia durante lo stato di veglia che in ipnosi,come un tratto di personalità ,pertanto servirebbero solo a misurare “la suggestionabilità in veglia”

Pertanto alla  luce dei dati raccolti non appare possibile realizzare uno strumento predittivo che possa definire le varie capacità dei soggetti di entrare in Ipnosi . Occorre pertanto essere il più possibile rispettosi delle caratteristiche irripetibili e strettamente individuali che caratterizzano il rapporto tra ipnotista e soggetto da ipnotizzare .Non esiste pertanto una sola ipnosi , ma molte ipnosi ,legate alle personalità dei due soggetti che sempre si mettono  in gioco nella creazione di un’esperienza  ogni volta originale ed irripetibile ( AMISI 2001) Il fenomeno non può essere standardizzabile se non in termini alquanto limitati . La valutazione delle sensazioni soggettive mette in evidenza in modo chiaro che si stabilisce un diverso “ Rapport” tra soggetti e sperimentatore e questo indica chiaramente che non ci sono soggetti più o meno ipnotizzabili ma bensi’ relazioni ogni volta diverse man mano che viene approfondito il rapporto terapeutico Alcuni lavori hanno messo a punto un interessante strumento definibile “ scala questionario” con cui si da una valutazione della profondità della trance . vale a dire si cerca di capire e misurare una attitudine del soggetto a sviluppare una trance profonda oppure no.  (  Dr. Lorenzo Scaglietti Dr. Marco Cigada ) .La domanda che poi viene spontanea è se queste scale abbiano una qualche importanza clinica . Secondo i parametri Neo-Ericksoniani questo è da escludersi con forza . Infatti per Erickson il terapeuta deve avere una estrema adattabilità alla personalità del paziente per entrare quindi in sintonia con il medesimo quindi una standardizzazione è pertanto da escludersi a priori.Uno dei peggiori errori che si possono compiere è quello di costringersi a pensare in modo schematico e circoscritto invece di sentirsi liberi di percepire ed utilizzare differenze personali ed interpersonali. ( AMISI 2000) Altro punto molto importante per Erickson è il seguente : la trance ipnotica deve rivestire caratteri quotidiani accessibili a chiunque nella vita di tutti i giorni e non necessariamente legati alla profondità dell’esperienza che si sta vivendo Ciò significa senza ombra di dubbio che la profondità della trance non è assolutamente un indice di cambiamento o del buon successo di una  psicoterapia ipnotica . Per Erickson ogni soggetto può andare in trance in un contesto terapeutico adeguato a condizione però che il terapeuta instauri un Rapport soddisfacente .Si può  pertanto concludere questa breve ricerca che ogni misurazione preliminare “ dell’ipnotizzabilità”è nel migliore dei casi inutile e nel peggiore dannosa e dal punto di vista clinico non porta alcun risultato tangibile.

 

 

 

 

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