settembre 05, 2010     |
Un pomeriggio all’ Avana

Immagine 017.jpgRitorno a Cuba .. (racconto  di un pomeriggio all’Avana...)

 

Sono passati sette anni, pochi o molti a seconda del rapporto che hai con il “Tempo” : per me sembra siano trascorsi pochi attimi,  da quando partii dall’ Avana con i miei sogni . Da allora percorsi altre strade del mondo, alla ricerca di tutto quello che per la maggior parte delle persone viene chiamata “superstizione “ .Viaggiai in Asia , in Cina , in Vietnam , in Tailandia, cercando di percorrere un cammino che mi potesse ricondurre alle radici di cio che viene considerata un'origine comune, ovvero una memoria genetico –storica, in quanto uomini, che abitano la stessa casa. Mi capitò di conversare con i monaci Buddisti di Angkor Wat in Cambogia, incontrai  popolazioni tribali di origine Tibetana che vivono nel nord della Tailandia, sempre alla ricerca di una spontaneità dell’esistere che ormai sembra introvabile, annullata da una globalizzazione consumistica sempre piu alienante.

 

I motivi per cui intrapresi questo viaggio sono del tutto personali , pur tuttavia mi sembrò potesse essere interessante descrivere questa mia esperienza perchè la vera magia forse  consiste solo nel viaggiare , alla ricerca di nuove emozioni , gioendo  anche di tutti gli imprevisti del turismo “fai da te” . Ritengo siano una vera fortuna , in un mondo sempre piu organizzato e piatto . Salendo le interminabili scale che mi portavano al quindicesimo piano del mio alloggio all’Avana durante uno degli innumerevoli blocchi dell'  elettricità  , mi capito' di pensare a come non fosse difficile trasformare una situazione scomoda e faticosa , in una piacevole gita in cui puoi incontrare persone che seguono il tuo medesimo cammino, ed ogni momento di difficoltà comune, può essere utilizzato per fare amicizia scambiando quttro chiacchere.In fondo cosa  cambia, arrivare con alcuni momenti di anticipo o di ritardo se sei padrone del tuo tempo? Forse questa fu la vera scoperta  che allora feci.  

 

Mi sembro' che nulla qui fosse cambiato, una città prigioniera di una situazione economica sempre peggiore, intrappolata da interessi enormi , da un blocco ormai anacronistico, ed un ‘infinità di gente che si inventava la vita attimo per attimo, e  per questo ragione  la sentii cosi vicina al mio modo di esistere. Immerso nei miei pensieri mi ritrovai a camminare in San Lazzaro , una  domenica pomeriggio cercando in un’atmosfera di una città fuori dal tempo e dal mondo, il sapore di vecchi ricordi, di quando interssato ai rituali di “ Santeria “ percorrevo le medesime vie chiedendo a tutti informazioni che mi potessero indicare coloro che si dedicavano a queste pratiche di sincretismo religioso. Allora avevo appena intrapreso gli studi di psicoterapia ipnotica  ed era mia intenzione cercare nelle nostre radici quel comun denominatore  che ci unisce in quanto uomini.  Yung  lo aveva definito inconscio collettivo, ma  forse oggi sarebbe piu corretto chiamarlo memoria genetico –storica.

 

 Nell’attimo  in cui mi trovai a passeggiare in quella piccola via trasversale di San Lazzaro chiamata cajellon de Amel mi rendetti improvvisamente conto di come questa terra fosse ricca di simbolismi legati  al passato ,  li incontrai camminando senza meta  una domenica pomeriggio , seguendo un  percorso che ti spinge in chissà  quale direzione . Improvvisamente, circondato da una moltitudine di gente, mi resi conto di non essere capitato in una delle solite feste turistiche, ma al centro di di una manifestazione vera e reale. Questo luogo, recuperato da un degrado inarrestabile è divenuto punto di ritrovo di gruppi musicali che suonano la “Rumba “ I componenti di ogni band infatti sognano di diventare famosi , e forse questo rappresenta il primo gradino per un riscatto , alle volte meritato e sofferto. Non potetti non notare le collane ed i bracciali variopinti che tutte queste persone portavano, simboli di divinità legate alla Santeria Cubana, quindi,  colto da un’improvviso entusiasmo decisi di tuffarmi nella moltitudine di persone che si accalcavano attorno a me. Dimenticando il caldo e le goccioline di sudore che resero appiccicosa e umida la mia maglietta, respirando i mille odori di quell’incredibile variopinta via cominciai a scattare foto .

 

L’origine di questa danza la si può collocare agli inizi del 1900 quando con l’abolizione della schiavitù grandi masse di negri dalle zone rurali si trasferirono nelle periferie delle città con la speranza di poter migliorare la propria esistenza. In queste povere baraccopoli naque infatti la Rumba , che rappresentava un vero modo di esprimersi e di vivere, sia dal punto di vista religioso, sociale ed affettivo.La parte sonora era realizzata con ogni sorta di strumento improvvisato , dalle casse , zucche vuote,piatti e forchette , tamburi con cui venivano riprodotte sonorità altamente ipnotiche , mentre l’aspetto più legato alla danza era basato su movimenti altamente seducenti di anche e bacino. Inoltre in questo modo spontaneo di concepire la “vita” non potevano mancare parti cantate , alle volte molto dure perchè la povertà sovente è associata a forti privazioni , altre volte riguardanti l’amore tema universale che  accomuna proprio tutti. Vorrei riportare a questo proposito  le parole di un antropologo Curt Sachs “ I popoli al pari degli individui ,reagiscono in modo differente alle emozioni . C’è chi risponde ad uno stimolo emozionale da musicista ,ossia cantando e suonando ,altri in modo diverso.Infatti non ci si puo aspettare una reazione musicale forte da un Esquimese ,mentre sarà robusta e sicura presso popoli negri ,indipendentemente dal loro livello culturale.” E’ comunque mia  opinione che il poter arricchire il proprio bagaglio personale con ogni tipo di esperienza non necessariamente legata alla nostra cultura  ci permette di compiere  un grosso passo avanti nel comprendere meglio se stessi per poter capire poi quei messaggi , non ben visibili ad un primo sguardo superficiale. 

 

Torniamo comunque al nostro ballo , che in sintesi è costituito da tre parti, la prima ( yambù ) è riservata alla donna che si muove in modo molto sensuale riproducendo figure che possano sottolineare le proprie virtù domestiche ed amatoriali . I ballerini in questa fase possono alternarsi senza avere però contatti fisici con la dama. La seconda ( guaguancò) è una danza d’amore in cui l’uomo finge girando intorno alla donna di voler toccare le sue parti intime . Quest’ultima invecie gira in modo inverso nel tentativo di evitare la corte del maschio . Contemporaneamente ondeggia il bacino in un vero e proprio rito propiziatorio connesso con la fertilità.     La terza (columbia) ballano solo i maschi che devono mostrare la loro virilità attraverso la capacità di resistenza e fantasia creativa. Emerge in questa fase la competizione per la conquista della donna , portata ad un  punto tale che la danza diventava pericolosa quando i maschi si legano dei coltelli alle caviglie ballando in un ritmo crescente.

 

Questo ballo a mio giudizio cosi vero ed espressivo venne considerato dall’allora classe borghese dominante troppo carico di contenuti erotici per cui rimase a lungo confinato nelle estreme periferie tra la povera gente.Ora, eccomi immerso in  suoni e movimenti, che una Cuba generosa mi regalò una domenica pomeriggio.L’atmosfera fù così coinvolgente che mi dimenticai di scattare  fotografie, troppo coinvolto nei miei buffi tentativi di entrare nel ritmo della danza peraltro apprezzati dalla gente che mi circondava. Forse in quel momento  denso di significati per un attimo crollarono tutte le barriere culturali che inevitabilmente ci separano, la musica ed il ritmo erano un collante incredibile , o forse entrai in risonanza con il suono ipnotico dei tamburi che mi consentì di varcare in questo modo la porta che mi separava dalla mia dimensione inconscia.  Il sudore e gli odori furono condivisi ,ed il contatto con le persone veramente forte , sentii l’energia di questa terra che vuole vivere al massimo la propria storia e la propria cultura ,  ormai facendo parte del gruppo di quelli che ascoltano e partecipano, seppure a modo mio . Assaporai  attimi del mio passato quando in terra Islamica nel nord della Cina  pregai in una moschea, unico occidentale, circondato da una moltitudine di persone  estranee, e mi ritornò in mente quel bimbo che con un sorriso, mi insegnò il giusto tempo,perchè con l’intuito che solo un bimbo possiede  capì che stavo cercando  di pregare usando una lingua universale, quella del cuore, per qualche cosa di veramente importante.  

 

Mentre emersero qesti pensieri, nell’attimo in cui stavo allontanando l’ennesima gocciolina di sudore mi sentii tirare la maglietta, mi girai ed incrociai lo sguardo con due  splendidi occhi azzurri, Caterine , tutta vestita di bianco  mi domandò se per caso non fossi interessato a comperare dei cd musicali. Come non esserlo , anche perchè al suo collo e ai suoi polsi facevano bella mostra tutte le collane che uno “yabo”  porta. Le comperai un pò di musica  e le proposi di scattare alcune foto il giorno seguente, fui inoltre interessato a conoscere la sua storia ,del perchè una ragazza così giovane  si fosse” fatta santa    (uso di proposito questa affermazione che a Cuba è  comune) Ci scambiammo i numeri telefonici poi scomparse, inghiottita dalla folla. Decisi di restare ancora per qualche tempo, seduto per terra rapito dai suoni e dai colori. Rientrai a casa molto tardi , poi dopo aver fatto una doccia uscii nuovamente alla ricerca di un' ottimo “paladar” dove si puo gustare un pranzetto senza spendere molto assaporando l’atmosfera di essere a casa propria, infatti in genere ,questi ristoranti sono gestiti da famiglie che cercano, seppure tra mille difficoltà, di assicurarsi un piccolo reddito . Il tempo trascorse veloce, mangiai del  pollo squisito.  Rividi  le mia nonne,  belle  e grasse, nei loro cortili con tutte le galline che le razzolanvano attorno, le vidi pure tristi quando ogni tanto tiravano il collo ad una di queste per fare il brodo al loro amato nipotino.In che tempi  ho vissuto, e che fortuna l’aver conosciuto una realtà cosi diversa da quella in cui noi tutti oggi viviamo!  Mi consolai con l’affermazione Taoista che la vita è in continuo movimento e cambiamento , quindi non mi restò che accettare il Tao. Ma che tristezza ! anche perchè le mie belle nonne grasse, ormai se ne sono andate da un pezzo. Con un sorriso brindai alla loro salute e all’ottimo pollo mangiato al paladar il “Diluvio” l’ultimo goccio di rhum e decisi di andarmene un po’ in giro a gustare l’Avana di notte.

 

Il giorno seguente incontrerò Caterine ,e mi sentii eccitato dal pensiero che mi potesse raccontare una bella storia,  chiusi quindi gli occhi, cosentendo finalmente allo yin di prevalere sullo yang . Dormii poche ore perchè ripensai a tutto quello che conoscevo  in merito alla “Santeria “ Cubana. Naque in Africa dentro la cultura Yoruba in Nigeria. Ma la cosa che piu mi colpì  consiste nel fatto che i santi o “Orisha “  dimorano nei vari elementi naturali ( fiumi,mari e boschi..) ed erano in passato esseri umani ascesi per merito di grazia tra le divinità. Possono inoltre manifestarsi prendendo possesso di un essere umano che comunica pertanto in uno stato di trance evocato dal suono dei tamburi rituali (questo era  il motivo del mio inziale interesse per la materia in questione) In questa religione la natura assume sempre un aspetto primario , sia che si parli del regno animale o vegetale , come pure il dialogo con le forze sovrannaturali avviene sia direttamente che indirettamente ad esempio usando delle conchiglie o altri oggetti. Le divinità della Santeria Cubana sono simili a quelle della mitologia Greca , con tutti i vizi e le virtù degli uomini. Il rituale ha assunto aspetti diversi nelle varie regioni del centro America per cui ad Haiti si parla di Wudù ed in Brasile di Macumba . Inizialmente gli schiavi volevano occultare le loro pratiche magico religiose per evitare la repressione degli Spagnoli per cui gli Orisha presero il nome dei nostri santi al punto che oggi vi è una vera e  propria identificazione, qindi per l’appunto, possiamo parlare di sincretismo religioso. La Santeria è pertanto una nuova religione , un cattolicesimo nato ad hoc dalla fusione con riti Africani. Si può pertanto parlare di una vera religione terrena dove ogni Santo si identifica con un aspetto della della natura e con un suo corrispettivo Santo Cattolico . I più amati sono Changò , che rappresenta il fuoco ,il fulmine ed è pure il simbolo della passione e della virilità si identifica in Santa Barbara ,  Oshun  che rappresenta i fiumi , l’amore ,la fertilità ed il matrimonio Yemayà che rappresenta il mare  ed  associato a nostra Segnora di Regla vergine nera scampata ad un naufragio e custodita nell’omonima chiesa Elleguà  vestito di rosso e di nero tra i più importanti perchè apre il cammino, dai poteri enormi, governa il destino e rende fattibili tutte le imprese. Alle volte è raffigurato come un bambino altre volte come un vecchio. Viene identificato nella nostra cultura in  Sant’ Antonio di Padova. Obatalà creatore del genere umano Oyà simboleggia i venti Oggùn patrono dei metalli ecc.

 

Questi Santi vengono propiziati con offerte di dolci, sigari ,frutti,candele raramente con sacrifici animali . Questi vengono utilizzati solo quando una persona è in grave pericolo. Quindi per concludere i Santeros sono la voce terrena degli Orisha, mentre il Babalao è un oracolo più potente. Non mi voglio dilungare in merito ai rituali ed al percorso necessario per diventare Santero, pur tuttavia sottolineo come questa religione sia piena di energia vitale come del resto la gente di Cuba , un potente mezzo per mettersi in sintonia con gli elementi che ci circondano , la terra, il mare il fuoco. Il Santero,  capace di risolvere piccoli problemi di vita quotidiana non potrebbe forse essere paragonato ad un nostro psicoterapeuta? Ora che tutti noi abbiamo sperimentato l’ansia e lo stress che una vita sempre piu caotica e priva di veri riferimenti , abbiamo forse il diritto di liquidare questi riti con il termine di inutili superstizioni ? L’ esserci allontanati da uno stile di vita naturale  ci ha reso più consapevoli e felici ? Non credo di poter dare delle risposte ,ciascuno di noi ha le proprie .

 

 Riflettendo in merito a queste semplici considerazioni finalmente arrivai nel luogo fissato per incontrare Caterine, splendida Santera vestita di bianco. Fu molto puntuale, infatti ci tenne  a farsi fotografare,io per contro le promisi che le avrei spedito le foto e che avrei raccontato la sua storia per chi avrebbe voluto leggerla. Mi parlò della sua vita, ragazza di appena ventidue anni costretta ad occuparsi di una casa, della nonna malata e delle due sorelle, una di diciannove e l’altra di quatttordici anni. Una madre emigrata in Venezuela nella speranza di un lavoro migliore ed un padre in chissà quale letto. Raccontò tutto questo senza tristezza, con orgoglio perchè lei si sentiva gia  donna,  e i suoi splendidi occhi azzurri sottolinearono le sue frasi ammiccando felici . Mi parlò dei suoi amori, delle sue speranze. Il percorso che dovette affrontare per farsi Santa fu lungo e difficile, la sua motivazione semplice , un debito da pagare con il Karma o destino. Infatti la nonna stava molto male per cui Caterine promise a se stessa di intraprendere questa via in cambio di una guarigione. La nonna non era evidentemente destinata a morire in quella circostanza e  a Caterine non restò che pagare il debito. La cosa sorprendente, mi raccontò con orgoglio, di come si fosse sentita bene, quasi resuscitata dalle miserie quotidiane . I  rituali a cui fu' iniziata forse aiutarono guarire la sua" anima "

 

Questo  racconto mi commosse perchè anch' io nel mio passato provai un' esperienza simile quando camminai con gli indiani Huichol nel deserto del Catorce in  Messico. Alla fine l’abbracciai  in quanto, pur avendo intrapreso strade diverse e seppure  con metodi differenti guarimmo dal” male psichico “ che molte volte la nostra medicina non vede. Mi regalò i colori di Yemajà e di Orune ed io con grande orgoglio le mostrai la mia collanina rossa e nera che sempre mi accompagna nei miei viaggi, dono di un Santero in Regla . Continuo anche ora a portala affinchè resti sempre viva dentro di me la magia che  imparai da quelle persone cosi semplici e sagge allo stesso tempo. Ora la neve sta imbiancando i  tetti della mia città, mentre sto terminando di scrivere questa piccola storia che voglio dedicare a Caterine, a Cuba, alla sua meravigliosa gente  ed alla vitalià che puoi sentire ovunque percorrendo le strade dell’ Avana . Un sentito grazie per questo dono .

 

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