Due mesi in Cina
Sono a Najing da più di un mese; l’ex capitale della Cina tra il 1200 e 1300 durante la dinastia Ming (tristemente famosa per i massacri compiuti dall’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale).
Finisco il mio corso quadriennale di agopuntura presso un ospedale militare, dove la mia maestra Dr.Qiao mi sta insegnando con grande passione questa antica disciplina. La sua storia personale è molto intrigante, infatti cominciò a studiare agopuntura durante la rivoluzione culturale e lei in quel periodo aveva solo sedici anni. Come tutti gli studenti cinesi venne mandata durante le vacanze scolastiche in campagna per svolgere quello che ora noi chiameremmo “ lavori socialmente utili”.
Andò ad aiutare un famoso professore che svolgeva la sua attività in un vecchio tempio Buddista alla periferia di Nanjing. Con lui incominciò a praticare questa professione al ritmo di cento pazienti al giorno. Lui prese a cuore l’allora giovane allieva che non tardò ad imparare bene, al punto tale da ricevere un elogio ufficiale dal Partito comunista che le permise di iscriversi alla facoltà di Medicina. Una volta terminati gli studi però decise di riprendere la sua precedente attività che tuttora esercita risquotendo un grande successo sia in Cina che nei vari paesi Europei. A me capitò la fortuna di incontrarla a Milano e sin dal primo momento decisi che sarebbe diventata la mia maestra.
Una Domenica caldissima, con una percentuale d’umidità tropicale nell’aria del 90%, mi sono rifugiato al Costa Caffè, ubicato all’inizio della elegantissima via 1912 o come viene chiamata qui Bars street. Oltre che terminare il solito lavoro di revisione dei casi clinici trattati in precedenza, sto riflettendo in merito a questa esperienza di vita, a quando quattro anni orsono decisi di iniziare questo corso, a tutte le difficoltà nel riprendere a studiare una materia così complessa, ai momenti in cui stavo per desistere ripetendo a me stesso, quasi per voler cercare una giustificazione - “ma chi te lo fa fare, in fondo hai gia raggiunto importanti tappe nella vita ed ora potresti anche concederti una pausa ” -.
Ripenso quando alla fine del secondo anno di scuola mi trovavo a Puket, in Tailandia, per gustarmi una lunga vacanza e dopo aver sperimentato per un certo periodo la dolce vita oziosa che molti italiani espatriati in questa piacevole isola conducono, decisi di rimettermi a studiare per preparare il mio esame di fine anno. Allora volevo fare una prova generale di quello che sarebbe stata la mia vita fuori da tutto ed in quel breve momento di riflessione la ripresa del lavoro mi consentì di superare i momenti di solitudine che inevitabilmente si presentano quando viaggi per un lungo periodo. Capii molte cose ed ora con un certo orgoglio dopo aver testato i miei miglioramenti in questa disciplina grazie soprattutto all’insegnamento della mia maestra, vedo con una certa chiarezza come possa essere pericoloso seguire delle false illusioni.
Stavo per commettere un errore molto grave, pensando che abbandonando tutto avrei trovato la soluzione ai miei problemi esistenziali, non capendo
che alle volte si tratta solo di aver un po’ di pazienza e la via, che può sembrare molto difficile, improvvisamente si manifesta in tutta la sua semplicità e chiarezza. In questi istanti osservo le persone che mi circondano e mi sembrano cosi diverse…sono così lontano dal mio mondo, mi sento enormemente felice perchè ora ho la possibilità di cambiare, di incontrare nuovi amici, di fare nuovi progetti, ma soprattutto di poter intraprendere un cammino senza dover rinnegare il passato che mi ha permesso di coseguire tutto questo, dandomi tanto.
In questa Cina destinata ad essere leader nello sviluppo economico mondiale, coeistono aspetti legati al passato che danno ancora il piacere e la senzazione di poter scoprire cose nuove, ad ogni angolo di strada, accanto a grattacieli che sembrano scalare il cielo.
Le lezioni sino ad ora non mi hanno lasciato molto tempo libero da dedicare al passeggio, tuttavia la scelta dell’hotel in cui alloggio si è rivelata giusta, infatti sorge in una popolosa via dove per strada vengono svolti i più disparati mestieri del mondo e questo mi ha consentito di fotografare molti attimi di vita comune durante i quotidiani trasferimenti per raggiungere la scuola.
Come ho precedenteme detto le lezioni pratiche si svolgono in un ospedale militare chiamato Numero 424 (in Cina gli ospedali militari sono numerati e pertanto non hanno un nome preciso). Ogni giorno lo staff medico mi accoglie con grande gentilezza ed ora, dopo quasi un mese di tirocinio, penso che anche i pazienti cinesi che non amano farsi pungere da medici occidentali forse hanno abbandonato la loro proverbiale diffidenza.
La mia maestra è instancabile nel presentarmi i casi e le varie possibilità terpeutiche. La dott. Liu è una giovane assistente che la segue nel suo lavoro e che con grande dolcezza mi aiuta nel districarmi nella compessità della disciplina. Appena arrivo alle otto del mattino in ospedale, mi viene dato il benvenuto con l’immancabile thè verde e alla fine del tirocinio una deliziosa anguria, a cui sono stati tolti i semi e che mi affretto a mangiare forse un pò troppo voracemente facendo sorridere tutto lo staff.
Cerco di imparare alcune espressioni cinesi con cui tento di stabilire un certo contatto con i miei pazienti. Molti di loro sono militari e conoscono l’inglese per cui alle volte la comunicazione non è difficile. Alla sera sono cosi stanco che dopo aver mangiato in uno dei tanti ristorantini attorno all’hotel me ne vado a dormire ma non prima di aver controllato la posta elettronica sul mio portatile ed aver magari chattato con qualche amico on-line.
Le giornate a Nanjing si succedono scandite dai ritmi incalzanti della scuola, perennemene avvolte da un cielo grigio dove il sole sembra sia stato cancellato ed ora in questo momento di pausa penso alla velocità con qui questo mese è trascorso. Sabato stò progettando di andare a Shanghai, dove mi fermerò a visitare questa ipermoderna megalopoli per quattro giorni, poi mi aspetta un intero mese a Pechino, ora immersa nei preparativi per le imminenti olimpiadi.
In Cina parlano tutti di questo evento e da quello che posso leggere dai giornali stranieri si stanno istituendo delle misure eccezionali nel timore di disordini o peggio di attentati. Mi sento emozionato di poter vivere in prima persona questo evento storico e contemporaneamente poter raccogliere e raccontare le mie impressioni. Presto incontrerò il mio amico Diego che ora vive e lavora come fotografo in questa enorme citta’.
Shanghai
Sono sul treno ad alta velocità che collega Nanjing con Shanghai. La stazione ferroviaria assomiglia ad un moderno aeroporto in cui aspettano tutti ordinatamente il loro turno per partire. In questa struttura così avvenieristica regna un ordine ed una pulizia fuori dal comune e con una certa amarezza penso al mio paese…Osservo il display luminoso che in inglese informa i passeggieri in merito alla velocità toccata dal treno in corsa. Duecento cinquanta chilometri orari, poi cado in un sonno profondo e mi risveglio a Shanghai.
Non è la prima volta che mi trovo in questa città che si può considerare alla stregua di una porta che unisce il mondo Occidentale a quello Orientale, considerata la città degli affari, dello shopping e della vita notturna.
Mi colpiscono i grandi cambiamenti che si sviluppano in brevi spazi temporali. L’anno precedente era in fase di ultimazione il grattacielo più alto della Cina, ora detiene il primato vantato con anteriorità dalla vicina e sempre bellissima Ji-mao tower. Lo osservo mentre riflette i colori del cielo bevendo una birra all’Attic, un locale molto carino al ventunesimo piano di un vecchio palazzo coloniale costruito sul lungo fiume. Ha una bellezza sorprendente che lo rende simile ad una lunga e stilizzata bosetta da donna, come amo scherzosamente definirlo.
Uno però dei miei preferiti è la sede del Marriot Hotel vicino a Peoeples Square. Assomiglia ad un un missile pronto per partire all’esplorazione di nuovi mondi. Lo si può comodamente osservare sedendo in uno dei ristoranti più caratteristici di Shanghai: Il Barbarossa. Quest’ultimo e’ ubicato in un bel giardino a cui fa da contorno un laghetto ricoperto di fiori di loto pertanto questo posto e’ da considerarsi una vera oasi di verde. Scatto alcune foto in cui appare il contrasto tra questa ipermoderna torre che ho soprannominato scherzosamente “il pinza” per la forma della sommita’ con l’orologio del veccho museo della citta’.
A cena nella citta degli artisti
Questa sera ho appuntamento con la figlia della mia professoressa la quale si è gentilmente offerta di farmi da guida per conoscere un quartiere molto particolare e frequentato dagli occidentali residenti . E’ ubicato nella parte vecchia di Shanghai ed è stato recuperato conservando l’originale architettura delle case e pertanto contrasta notevolmente con la parte moderna della città. In questa area sorgono numerosi atelier di artisti , negozi di artigianato e numerosi localini dove è possible ascoltare musica dal vivo…come in tutte le grandi aree urbane del mondo. In Cina queste areee strappate alla modernizzazione non sono cosi frequenti in quanto tutto viene ricostruito seguendo criteri ispirati alla cultura nord Americana.
Qiao Qiao mi parla dei suoi sogni, del progetto di aprire in questa zona un suo negozio dove esporre le proprie creazioni. È laureata in “ moda design”, e attualmente lavora presso una grossa compagnia cinese che non le lascia molto tempo libero da dedicare a se stessa. Ridendo mi racconta che tutte le sere finisce alle dieci e che gli staordinari ovviamente non le vengono pagati come è consuetudine da queste parti!
Trascorro con lei una piacevolissima serata e dopo aver scambiato i reciproci indirizzi , ci lasciamo con la speranza di incontrarci magari in Italia quando sua madre verrà per tenere un corso di aggiornamento. E’ anche questo un suo sogno ed io mi rendo perfettamente conto di quanto posso considerarmi fortunato di poter viaggiare senza avere grossi impedimenti legati ai famigerati visti d’ingresso.
Il giono seguente lo trascorro passeggiando per il centro della città senza una meta fissa e per la sera decido d’andare nella Heng-shan-lu, cercando magari in questa via un ristorantino tipico dove poter gustare uno dei tanti piatti della cucina cinese, trascorrendo più tardi la serata allo “Zapata” movimentata discoteca frequentata da una mixt multietnico di persone.
A Shanghai non è difficile fare amicizia con le ragazze, infatti basta essere seduti vicino gustando un drink, che subito si inizia a parlare scambiado I reciproci bigliettini da visita, in un secondo tempo. Mi ricordo che prima di andare in Cina alcuni anni or sono non possedevo questo cartoncino che in poche righe da una descrizione del tuo ruolo sociale, e mi resi conto allora che il non averlo, avrebbe potuto mettermi in una situazione piuttosto imbarazzante per cui mi adeguai mio malgrado! Ora come previsto parlo scherzosamente con Didi che con un amica sta trascorrendo una serata in discoteca , bevendo una coppa di vino bianco e divertendomi molto nel raccontare barzellette che vengono prontamente tradotte in cinese tra l’ilarità generale.
Didi è una ragazza molto aperta, dotata di un sorprendente umorismo, lavora per una grossa ditta di trading cinese ed anche lei, come tante altre, per cercare un lavoro migliore si è spostata dalla regione d’origine a Shanghai.
Le chiedo se ha il ragazzo e lei sorridendo mi risponde in perfetto inglese “no time!”. Con un fondo di tristezza penso che questo incontri forse non lascerà alcuna traccia nella mia vita quando domani partirò per Pechino, inoltre a come sia difficile incontrare una persona come Didi nel posto in cui io vivo. Questa questa fugace riflessione mi causa per un attimo una spiacevole sensazione ed il ritorno di un malessere che pensavo di aver superato.
Mi trovo all’aeroporto di Hong Qiao aspettando il mio volo. Alcuni mesi orsono approfittando di un cambiamento di casa da parte di Diego, mi sono impegnato nel pagare una parte delle spese del nuovo appartamento riservandomi una stanza. Il volo parte in perfetto orario e dopo circa un ora e trenta atterro al nuovo terminal 3 di Pechino appositamente costruito per le olimpiadi.
Diego mi aspetta agli arrivi e dopo esserci salutati con un caloroso abbracio intraprendiamo una convesazione fiume in quanto abbiamo tantissime novità da raccontarci. Mi mostra la nuova abitazione posta nelle immediate vicinanze dell “Gimnasium Workers stadium” localizzato in uno dei distertti più centrali di Pechino.
Girando per la città si respira aria di olimpiadi ad ogni angolo di strada e rispetto a dicembre dello scorso anno noto che i numerosi cantieri sparsi per tutta la citta sono stati abilmente camuffati con giganteschi cartelloni pubblicitari su cui spiccano slogan dal senso alle volte difficilmente interpretabile. Internet riporta moltissimi esempi di questo tipo da cui si possono rilevare alcune falle del sistema organizzativo. I controlli sulle persone attuati per motivi di sicurezza sono abbastanza serrati anche se in tutta sincerità non ho avvertito un clima di particolare tensione.
Le guardie che si incontrano sono tutte disarmate. Molto probabilmente dal governo cinese è stato fatto un grosso lavoro preventivo come riportato dalle cronache di tutti i giornali occidentali. Diego infatti mi ha detto che la città è stata ripulita a vari livelli con coseguente allontanamento di dissidenti (metaforicamente mandati in vacanza), mendicanti e vari commercianti di strada che normalmente si possono vedere girovagando per le vie di Pechino. Probabilmente ritorneranno una volta che i riflettori internazionali si saranno allontanati dalla città. In altre parole come avrebbe detto la mia compianta nonna ”la polvere della sala è stata spazzata sotto il tappeto”.
Numerosi volontari, in genere giovani studenti e persone anziane vengono mobilitati dal governo per sorvegliare dovunque le strade in corrispondenza dei punti nevralgici. Anche gli studenti che conoscono l’inglese e non, fanno parte della gigantesca macchina organizzativa olimpica.
Le riprese diffuse da internet in tutto il mondo, mostrano gli spalti degli stadi che ospitano i vari eventi poco affollati di pubblico. I biglietti introvabili, seguendo i canali ufficiali, ora sono in mano ai soliti speculatori che ne fanno lievitare i prezzi, per cui quello che dovrebbe essere anche una grande festa popolare si trasforma nella solita speculazione a vantaggio di pochi. Il governo cinese resosi conto della cattiva figura fatta, si affanna in questi giorni a riempire gli spalti di studenti e vallette reclutate in ogni luogo, nel goffo tentativo di salvare la faccia. Resta comunque il fatto che le riprese hanno mostrato al mondo intero la scarsa presenza di tifosi, causata dai prezzi ingiustificati con cui i “bagarini” cercano di rivendere i biglietti fuori dagli stadi o dovunque capiti di incontrarli.
Uno di questi il “Worker Gimnasyum stadium” è proprio sotto casa mia ed ho potuto constatare di persona quello da me precedentemente scritto.
Non è mia intenzione essere eccessivamente critico, pur tuttavia mi rendo conto di come sia stato enfatizzato questo evento che in definitiva ha solo creato problemi alla gente comune, facendo per esempio aumentare spropositatamente i prezzi degli affitti delle case e delle attività commerciali. Ad ogni modo ha messo in evidenza una serie di punti critici che potrebbero riservare nel prossimo futuro delle spiacevoli sorprese per gli investitori che da tutto il mondo cercano di trarre il massimo profitto utilizzando il costo irrisorio della manodopera locale.
Per contro rifletto a come sia del resto illusoria l’economia globale, alla luce dei recenti fatti legati ai famigerati mutui “subprime” che hanno paventato scenari da 1929 quando si realizzò il famigerato tonfo della borsa americana.
L’arricchimento di pochi a discapito dei molti e il continuo depauperamento del pianeta, perpretato secondo una logica “grassatoria” dalle economie per così dire evolute, a mio avviso ci condurrà nel baratro…a meno che non si cominci ad aprire gli occhi per vedere realmente tutto quello che sta succedendo attorno a noi. Come ad esempio la nostra intera esistenza sia manipolata dal volere di poche famiglie che detengono “il vero potere di comando” e con questo riescono ad influenzare in modo evidentemente sciagurato il nostro destino. Ma questo purtroppo è solo una mia illusione e presto temo ci verrà presentato il conto...
Tornando ai nostri piccoli problemi, mi considero fortunatamente immune dal dover trovare un biglietto a qualsiasi prezzo, per cui seguo sporadicamente qualche evento a caso quando magari decido di bermi una birretta in uno degli innumerevoli bar dotati di mega schermo.
Oggi finalmente con uno splendido sole, accompagnato da un altrettanto cielo azzurro, aprono la giornata dopo un periodo dominato dal grigio e dall’afa.
Ne approfitto e gonfio le ruote della bicicletta di Diego, una vecchia shanghai ancora in produzione che sembra uscita dal museo della tecnologia, per andare a fare un giretto per la città, assaporando finalmente la gioia di poter respirare un’aria più fresca e pulita.
La piazza Tenammen è abbellita da composizioni floreali veramente suggestive, dove tutti si fermano per scattare delle foto.
Il giorno seguente al risveglio mi accoglie il solito grigiore. Diego pur essendo domenica è andato a lavorare nel suo studio fotografico ed io accompagnato dalla solita pioggerellina autunnale vado a fare colazione in uno Stasbuks, dove mi leggo le ultime notizie dall’Italia sul mio computer.
Mi restano meno di due settimane, quindi cercherò di utilizzare al meglio il tempo che mi rimane a disposizione.
Molte sere le passo al Suzie Wong disco pub da sempre molto in voga a Pechino, frequentato di solito da un mix di occidentali residenti e da cinesi benestanti, divertendomi un sacco ascoltando un‘ottima musica e bevendo mojto.
Al ritorno verso casa di solito molto tardi, sovente incontro persone anziane intente a fare jogging vestite con buffi pigiami, questo fatto mi lascia abbastanza stupito per l’evidente contrasto con il popolo della notte che anima le vie in queste ore: un altro pezzo della vecchia cina che tenta di sopravvive alla modernizzazione incalzante. Ci si puo’imbattere inoltre in lezioni collettive di balli tradizionale tenute all’aperto, in questi casi le coppie si esibiscono in graziosi volteggi seguendo una musica molto melodica.
Giorno dopo giorno completo il mio giro turistico di Pechino non scordando di visitare Il Palazzo d’Eestate, la Citta’ Proibita ed il Tempio del Lama , il grazioso lago di Hohai, mete turistiche ricche di fascino e di storia.
Ultimi giorni...
È una giornata dal cielo azzurro che saluta il giorno della mia partenza. Finalmente, una volta terminate le olimpiadi la vita in questa grande città ricomincia a trascorrere con il ritmo di sempre, solito traffico cogestionato. Compaiono per le strade le piccole attività artigianali; tipo i riparatori di biciclette e qualche mendicante di tanto in tanto con una certa insistenza ti ricorre sperando di ottenere per una piccola elemosina.
Sono felice perché ho potuto finalmente incontrare la mia amica coreana Hye Sun, una ragazza molto solare e sempre sorridente che riesce a stupirmi per la sua profonda fede cattolica. È stata infatti una sorpresa vederla pregare prima di iniziare il pranzo in un super affollato ristorante.
Con questa bella immagine termino la mia giornata aspettando il volo che mi ricondurrà a Shanghai dove trascorrerò gli ultimi due giorni prima di partire per l’Italia.