febbraio 09, 2012     |
Avana Primo Maggio 2007

marchito Avana.jpgIL mio amico Antonio ed io siamo arrivati all’Havana con un volo quasi vuoto, per nulla stanchi,date le condizioni del viaggio.Dopo aver  noleggiato una macchina direttamente all’aeroporto Hose’ Marti’ ci siamo direttie  verso la capitale  percorrendo le solite sgangherate strade di Cuba. Speravamo di poter risolvere velocemente il problema dell’alloggio,ma appena giunti alla meta,  abbiamo scoperto che le nostre stanze,prenotate in precedenza dall'Italia erano state  affittate ad altri turisti. Decisamente delusi ed anche un pochino risentiti ci siamo spostati in un’altra “casa particular”nei pressi di quella che avrebbe dovuto ospitarci. Il propietario ci e’ venuto incontro salutandoci con  gentilezza  e senso di ospitalita’tipici del luogo. Rene’ Alfonso, corporatura robusta ed atletica nonostante i suoi quasi settanta anni ci  ha mostrato gli alloggi offrendoci uno squisito succo di mango.Innumerevoli foto in bianco e nero facevano bella mostra sulle pareti della sala, riferite al periodo della rivoluzione Cubana. Molti ritratti erano dei   guerriglieri “Barbudos” che negli  anni sessanta avevano segnato il destino di Cuba sino ai nostri giorni. Con mia sorpresa ho scoperto che il nostro Rene’, allora molto giovane,aveva partecipato attivamente alla lotta armata, quindi mi sono fatto promettere di raccontare la sua personale storia, anche perche’ lo scopo del mio viaggio era quello di partecipare come spettatore alla parata del Primo Maggio. Dopo aver disfatto le valige abbiamo deciso di cenare in uno dei tanti “paladar” per celebrare con  un boccale di birra la nostra prima sera all’Avana. In questi tempi la  polizia e’dappertutto, pronta a fermare chiunque circoli con un’auto turistica, anche  senza una precisa ragione.Noi  sovente siamo stati controllati e ricontrollati, e tutte le volte, dato che non avevamo commesso  nessun reato,abbiamo dovuto sostenere interminabili e sfibranti discussioni in merito a situazioni banali, prive di rilevanza che ci venivano  contestate con lo scopo forse di rendere meno piacevole la nostra permanenza. La situazione piu’ grottesca si e’ verificata quando siamo stati accusati di guidare con una mano sola,  e tutto questo ha un significato molto preciso per che chi conosce bene la Cuba di questi tempi. Non voglio essere eccessivamente critico, ma non posso scordarmi di quando dieci anni orsono ho percorso allegramente le medesime strade senza alcun problema.Questa sfortunata citta’  sembrava dominata da una calma apparente, mentre stava sprofondando sempre di piu’ in una  crisi economica drammatica, nonostante qualche miglioramento si fosse determinato grazie al programma di cooperazione con il Venezuela. Al Monserrate, tipico locale Avanero, localizzato nei pressi del Campidoglio abbiamo mangiato pollo fritto con patatine e bevuto due ottime birre Cristall, che hanno segnato la fine della prima serata,  ascoltando musica  suonata da uno dei tanti  complessi musicali sempre presenti nei locali frequentati dai turisti. Un po’ stanchi ci siamo poi diretti verso casa conversando su come organizzare  il giorno seguente.

 

Rene’ Alfonso seduto su un comodo sofa’ mi ha raccontato della sua vita a partire dall’infanzia... Era figlio di contadini molto poveri e quindi la sua robusta muscolatura l’aveva forgiata con il duro lavoro dei campi, aiutando la famiglia. Dato che abitavano lontano dai centri abitati il guadagno era assai scarso in quanto il commercio di prodotti agricoli era gestito da intermediari. La sua vita sin all’eta’ di quattordici anni veniva quindi scandita dal duro ritmo delle stagioni anno dopo anno. Rene’ non appena si rese autonomo parti’ alla volta della citta’ alla ricerca di un lavoro migliore. Lo trovo’ a Gunatanamo presso la base navale Americana e con il lavoro comincio’ anche a studiare conseguendo ottimi risultati a scuola. Con i primi risparmi apri’ pure una piccola attivita’ commerciale. Erano i tempi del dittatore Batista, e la corruzione dilagava a tutti i livelli,al punto tale da rendere impossibile per i piccoli commercianti sopravvivere alle continue richieste di danaro che gli ispettori governativi pretendevono sia a titolo privato che pubblico.Cominciarono a formarsi i primi gruppi clandestini, in un primo momento non di lotta armata, ma di discussione, poi via via sempre di piu’ orientti ad una resistenza attiva. Rene’ in quel periodo aveva gia la stoffa del lider per cui era alla testa di un comitato piuttosto numeroso sino a quando la polizia governativa non lo sorprese per fortuna senza armi mentre si allenava con i suoi compagni di lotta. Riusci’ ad uscire dal carcere in breve tempo, poi data la situazine pericolosa che si era creata, in quanto venne a sapere di  essere  stato collocato con gli altri suoi amici nelle liste segrete delle persone da eliminare, decise di espatriare clandestinamente e di rifugiarsi a Miami dove termino’ con altri compagni il percorso che lo avrebbe portato alla guerriglia. Rientro’ in Cuba e si uni’ ai gruppi comandati del fratello di Fidel Castro Raul. Rene’ mi ha suvvessivamente raccontato che per un guerrigliero erano imortanti quattro cose:la testa, il fucile,le scarpe,e da ultimo l’amaca. Iniziarono gli scontri a fuoco e chi non aveva un arma per combattere doveva aspettare di prendere quella di un nemico morto o catturato oppure quella di un compagno caduto. Il tempo passo’  e gli scontri si susseguirono sempre piu’ duri, Rene’ aveva militato nel ruolo di commisario politico dato il suo buon livello d’istruzione. Mi ha descritto anche come venivano organizzate le aree liberate dal controllo governativo. Nel nucleo centrle veniva posto il comando generale, nell’area intrmedia erano  collocati i plotoni ed i battaglioni che costituivano il meglio dell’esercito guerrigliero ed in periferia i neofiti, chiamati” scopeteros” e che avevano il compito di segnalare eventuali movimenti delle truppe governative, interagendo con i civili che abitavano in quelle aree. I racconti di singoli episodi si sono susseguiti per lungo tempo, scanditi dal ricordo di esperienze indimenticabili.    Quando cadde Batista Rene’ si trasferi’ all’Avana dove milito’ nel partito rivoluzionario Cubano.Gli ho chiesto di darmi una sua visione politica della situazione attuale e lui scandendo con convinzione le parole mi ha detto di auspicare per il dopo Fidel un cambiamento simile a quello avvenuto in Cina con la possibilita’di poter costituire piccole e medie imprese private, vale a dire un misto di capitalismo e di comunismo. Pur tuttavia nessuno sa al momento cosa succedera’ nell’immediato futuro ed e’ pure proibito parlarne in pubblico. Ho approfittato del clima di amicizia creatosi,  accordandomi di andare  con lui alla sfilata del primo Maggio.  

 

Ormai ci siamo abituati a percorrere le strade prive di segnaletica dell’ Avana,alle volte guidando in una miriade di viuzze circondati da palazzi cadenti che hanno conservato nonostante siano passati molti anni ancora tracce dell’antico splendore.Il Malecon (lungomare) di una bellezza unica con i suoi tenui colori  ha riempito i nostri occhi di una profonda gioia,ed alcune case ricostruite con i fondi dell’Unesco ci hanno fatto capire  come potrebbe essere bella questa sfortunta citta’. Una moltitudine di persone era seduta sul lungo molo che lo ripara dalle poderose onde del mare prendendo il sole, pescando, bevendo rhum,oppure improvvisando concerti. Non ci siamo mai stancati di percorrere questo tratto di strada che alle volte ci ha regalato anche dei tramonti unici. In questa zona sorge un grande caseggiato che contrasta con il paesaggio urbano. E’ l’ambasciata Statunitense, letteralmente sormantata da una miriade di bandiere nere con al centro la stella bianca del Partito Comunista Combattente. Lo scopo era quello di impedire che si vedessero delle scritte luminose giudicate controrivoluzionarie che si susseguivano sulle vetrate della facciata orientale. Attorno all’edificio facevano bella mostra enormi cartelli Antiamericani che indicavano che il clima di guerra fredda era tuttaltro che finito. Inutile dire che il protagonista principale di questi slogan era l’attuale presidente Bush.Con i finestrini abbassati per respirare l’odore della salsedine ci siamo fermati ad un semaforo incrociando il nostro sguardo con quello di due ragazze piuttosto carine che immediatamente ci hanno chiesto un pssaggio. Fare l’autostop per un Cubano rappresenta il modo piu veloce per spoststarsi e tutti, proprio tutti ne fanno uso. In questo caso per noi si e’ trattato di un ottima occasione per fare nuove amicizie. Giulien e Ailym erano due cugine, la prima stava lavorando come recepsionista in una casa albergo per  pazienti convalescienti  Venezuelani operati a Cuba la seconda si stava laureando in veterinaria. Terminata la  scuola avrebbe dovuto intraprendere un periodo di lavoro volontario che sarebbe durato due anni per ripagare lo stato per gli studi svolti. Tutto questo potrebbe sembrare giusto in quanto la frequenza universitaria a Cuba e’ gratuita. Tuttavia la domanda che mi sono posto e’ la seguente:come avrebbe fatto Ailym a trovare i soldi per vivere dato che la madre guadagnava meno di venti dollari al mese lavorando come parrucchiera  in un grande albergo? Riferisco, per dovere di cronaca, che un paio di scarpe Nike a Cuba costano ottanta dollari! L’allegria e la gioa di vivere delle due nostre nuove amiche ci ha  contagiato ...la loro curiosita’ nei confronti del nostro mondo irraggiungibile le ha  portate , letteralmente a sommergerci di domande in merito agli argomenti piu’ svariati. Inutile dire che abbiamo cercato di soddisfare tutte le loro richieste utilizzando il nostro Spagnolo sgrammaticato, che ha  causato le loro sonore risate...Ci siamo accordati per uscire a cena  la sera medesima e questa cosa mi ha  lasciato con un certo amaro in bocca quando  ho pensato che seppure il ristorante fosse molto economico il conto pagato era l’eqivalente di tre stipendi della madre di Ailym... ma questa e’ Cuba.     

  

Il primo Maggio mi sono alzato alle sei del mattino per poter arrivare tra i primi alla Piazza della Rivoluzione. Rene’ Alfonso di buona lena ciha  guidato nell’area di raccolta a lui assegnata. Con mia sorpresa mi sono subito reso conto che la piazza ormai era strcolma di una moltitudine di persone pronte per la sfilata che comunnque non sarebbe partita prima delle otto. Ci siammo accalcati cercando di guadagnare delle posizioni portandoci lentamente  nei pressi del gruppo di testa dove ho potuto scattare le mie prime foto. Il percorso desigato era delimitato da studenti del servizio d’ordine che vestivano T-short rosse, ed in quell’occasione abbiamo scoperto che una volta entrati nel corteo non si poteva piu uscirne sino alla fine del medesimo. Inoltre la partecipazione  della gente non era del tutto spontanea, sopprttutto quella degli studenti in quanto il non sfilare senza un giustificato motivo poteva costare una nota di demerito sul curiculum scolastico, che a Cuba ha sicuramente un certo peso. Il tempo e’ trascorso veloce e all’ora prestabilita dopo i vari discorsi di rito, ai quali, come ormai di dominnio pubblico, non ha partecipato Fidel Castro convalesciente per un recente intervento chirurgico. Il tema dominante era infatti imperniato sulla sua eventuale presenza e non nascondo la mia delusine nel non aver sentito parlare un lider cosi carismatico.Ho provato momenti di vera partecipazione, nell’essere presente in Piazza della Rivoluzione circondato da una  miriade di persone che hanno sfilto in modo del tutto  pacifico.Inoltre molte delegazioni straniere  hanno  portato la loro testimonianza . Verso l’una del pomeriggio stanchi e con i piedi doloranti, finalmente abbiamo potuto lasciare il corteo per ritornare a casa dove ci siamo rinfrescati e riposati. Il numero dei prtecipanti e’ stato stimato tra i seicentomila a un milone di persone.

 

All'indomani con le nostre nuove amiche siamo andati al mare a Varadero per concederci una giornata di tutto relax, sole e spiaggia. Siamo partiti verso le dieci ed in due ore abbiamo raggiunto la Cuba frequentata dal turismo ordinario. Le spiagge  sono molto belle, come pure il colore del mare che ha tonalita’ cristalline. Ho deciso di menzionare questo episodio perche’ il nostro buon umore e’ stato in un certo senso turbato ancora da uno spiacevole fatto che ci è accaduto sulla via del ritorno. La polizia infatti ci ha fermato per l’ennesima volta. In quell' occasione sono state prese di mira Giulien ed Ailym che dopo una lunga battaglia verbale sono state costrette a giustificare la loro presenza in quella zona lontana dalla loro residenza,rischiando in caso contrario la terribile accusa di prostituzine solo per il fatto di essere in nostra compagnia. Abbiamo avvertito veramente il peso del regime, come pure un  grande senso di frustazione per non poter fare nulla per aiutare le nostre amiche. Per fortuna dopo le solite lunghissime discussioni  siamo riusciti a ripartire amareggiati per la brutta esperienza. Nel mio Paese ripenso alle mille difficolta’ che tutte le persone che ho conoscito in questo viaggio dovranno affrontare durante la loro quotidianita,’ ai loro sogni,  alle loro speranze, a tutto quello chi mi hanno raccontato, alle luci e alle ombre di Cuba Stato che riesce comunque stupisce il mondo. Ad un Primo di Maggio in piazza con il mio amico Antonio e Rene’ Alfonso. Dedico inoltre questo breve racconto all’Amicizia che non ha confini, alle persone semplici  che in ogni istante della loro vita lottano per un mondo migliore.                                                              

 

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