Floating Markets
Il momento della partenza è arrivato. Diego ed io, accompagnati dall’eccitazione che precede ogni nostro nuovo viaggio, ci troviamo all’aeroporto di Malpensa circondati da una variopinta moltitudine che si sposta da un capo all’altro del mondo inseguendo ambiziosi progetti o più semplicemente cercando di dare un volto ai propri sogni.
La nostra destinazione ci porta in Tailandia e Vietnam, dove vorremmo fotografare i mercati galleggianti di cui tanto abbiamo sentito parlare, cogliendo inoltre l’occasione per andare a trovare un caro amico, Marco, che vive e lavora ad Bangkok. Lui ha cercato di portare i sapori della Valtellina in questa città facendo senza dubbio una scelta molto coraggiosa. E’ sempre una festa per i numerosi turisti Italiani o semplicemente per le persone Valtellinesi in transito in Asia poter gustare un piatto di pizzoccheri oppure di bresaola.
Nostra intenzione è anche quella di cogliere aspetti non ancora troppo globalizzati o sacrificati da un turismo di massa sempre più dilagante e poco rispettoso degli usi e consumi locali, in una regione che sta cambiando ad un ritmo ormai frenetico.
Il nostro volo è cancellato per un guasto meccanico dell’aereo, per cui tutto comincia a dilatarsi in una noiosa attesa. Rassegnato, cerco di passare il tempo osservando i volti delle persone che ci passano vicino mentre Diego lavora con il suo inseparabile computer. Ripensando a quei momenti sorrido perché Diego è diventato in seguito il mio maestro del PC, insegnandomi ad utilizzare questo mezzo che allora consideravo solo un inutile peso.
Non sapendo come ingannare il tempo decido di scattare alcune foto ad un ebreo ortodosso che prega sciorinando una monotona litania con lo sguardo perso nel vuoto. Non mi resta che cercare di trasformare una situazione negativa in una potenzialmente positiva, ribaltando quei parametri che per gli altri compagni di viaggio rendono il tutto insopportabile: faccio un esercizio di decondizionamento e mi allontano da quegli schemi abituali che ormai non mi appartengono quasi più e mi sento fortunato per essere, in un certo senso, un pò padrone del nostro tempo.
Assopito, penso che forse sono alla ricerca di un qualche cambiamento nella mia vita. Diego è partito veramente. Il suo sogno di andare in Cina per studiarne la lingua si stà ormai concretizzando. Per quanto mi riguarda il mio cammino sarà ancora molto lungo. Mi sento però accomunato a lui dalla consapevolezza di essere uno “spirito libero” capace ancora di sognare.
Nel nostro piccolo mondo ci sentiamo prigionieri e quindi seguendo percorsi diversi cerchiamo di dare delle risposte a quel senso di malessere che ogni tanto prende corpo dentro di noi. Mi capita di pensare che non appena mi avvicino a quella che potrebbe essere la mia meta tutte le paure per incanto si materializzano. Come se stessi seguendo una strada di cui non conosco la direzione o forse provo timore dei grandi cambiamenti, del perdere quello che faticosamente ho costruito, d’intraprendere nuove battaglie, allontanandomi da quello che considero rassicurante e famigliare. Cerco di scacciare questi pensieri che mi turbano pensando che comunque noi tutti siamo padroni del nostro destino e che abbiamo delle risorse a cui possiamo fare riferimento, che sapremo utilizzare al meglio quando verra’ il momento.
Finalmente il momento della partenza arriva e mentre termino le pratiche d’imbarco, la mia attenzione viene catturata da uno strano tipo, che si fa notare sia per l’aspetto sia per il modo di muoversi. Alto, dinoccolato, vestito con uno stile multietnico che ricorda non si sa quale paese. Sicuramente una persona che ha viaggiato molto. Inconsciamente, dopo esserci scambiati alcune occhiate, capiamo che forse abbiamo alcune cose in comune per cui non tardiamo nel fare amicizia scambiando racconti ed esperienze di viaggio.
Maurizio, questo è il suo nome, insegna teatro in una scuola intereligiosa ubicata nella turistica via Kao San di Bangkok. Fa parte di un progetto il cui scopo è quello di favorire il reinserimento di giovani detenuti per reati minori nella società tailandese. Ci racconta che ha fatto ormai numerosi viaggi dedicando molto tempo a questa attività. La cosa comunque per noi più interessante è che ci invita ad assistere ad una rappresentazione di danza organizzata dai suoi ragazzi alla quale parteciperà anche un alto funzionario della famiglia reale. Non ci lasciamo sfuggire questa opportunità, per cui dopo esserci scambiati i relativi numeri telefonici ci diamo appuntamento alla scuola.
Giunti a Bangkok, dopo aver portato le valige in hotel, ci precipitiamo a fare un massaggio di due ore e in uno stato di semi torpore cerchiamo di liberarci almeno in parte della fatica del viaggio legata alle numerose ore passate immobili in aereo. In parte rigenerati decidiamo di andare a mangiare i nostri piatti thai preferiti sotto un tetto di lamiere roventi che accolgono numerosi ristorantini ubicati all’aperto in Soy 5, piccola strada traversale della centralissima Sukunwitt.
Il cibo è come sempre delizioso. Soddisfatti e felici paghiamo un conto di appena dieci euro in due! Mi sento a casa e perfettamente a mio agio, circondato dalla folla di gente e da una cacofonia di suoni e rumori prodotti da questa città così vitale.
Dopo aver mangiato ci rechiamo a fare visita al nostro amico Marco, che con il suo ristorante Pendolasco, è in grado all’occorrenza di preparare degli ottimi pizzoccheri Valtellinesi! Inutile dire che ci accoglie con l’entusiasmo di sempre, felice di poter scambiare quattro chiacchiere con i suoi amici valligiani. Alternando una birra ad una sigaretta ci racconta tutte le novità da vero esperto dell’Asia.
E’ molto difficile per noi resistere alla tentazione di sfidarlo a “carambola”, quindi come tante altre volte quando il nostro amico termina di lavorare andiamo in uno dei numerosi bar nelle vicinanze del ristorante e iniziamo a giocare a bigliardo. La competizione è molto accesa, purtroppo quasi sempre perdiamo la sfida però il divertimento è assicurato.
Il giorno seguente decidiamo di incontrare Maurizio alla scuola e nel primo pomeriggio prendiamo lo sky train che ci accompagna nei pressi di Kao San. La pulizia di questa metropolitana sopraelevata è veramente impeccabile; poliziotti attenti controllano che nessuno butti qualche cosa per terra!( se penso al degrado di Milano!!!)
Sui variopinti vagoni siamo immediatamente accolti dai getti freddissimi dell’aria condizionata ed invano cerchiamo un angolino riparato perché sospinti dagli altri passeggeri. Sono tutte persone giovanissime e tra queste spiccano numerosi studenti che portano le uniformi dei vari college di appartenenza, con gli immancabili cellulari ultima moda stretti in mano e l’auricolare all’orecchio. Ci sentiamo quasi fuori posto, io con i miei cinquant’anni e Diego con i suoi quaranta.
Dopo circa quaranta minuti ci accoglie una vampata di calore infernale all’uscita dalla metropolitana e finalmente arriviamo alla scuola. Maurizio e le giovani maestre ci danno il benvenuto con un sorriso. Ci presentano una principessa d’inoltrata età della famiglia reale, la quale ha finanziato il progetto in questione. Prima della rappresentazione di danza ci sediamo per terra su un tappeto e ci viene offerto l’immancabile the che sorseggiamo con profondo piacere.
I bimbi appartenenti a confessioni religiose differenti ci ricevono con grida festose e ben presto inizia la rappresentazione di danza tradizionale. I movimenti sinuosi ed aggraziati sottolineano l’armonia di quel momento dove la coesistenza di due culture diverse dimostra che la convivenza e la tolleranza sono possibili.
Le ore passano veloci, i bambini alternano esibizioni canore a rappresentazioni teatrali raffiguranti episodi legati a storie di antiche divinità. Per finire ci salutano con un canto corale che ci lascia allibiti in quanto di origine Ebraica! Questa melodia cantata da bimbi buddisti e da bimbi islamici ha dato il vero significato al lavoro di Maurizio e delle maestre tailandesi della scuola interreligiosa della via Kao San di Bangkok.
Ormai la lunga giornata volge al termine, torniamo in taxi al nostro hotel felici per l’esperienza provata.
L’indomani partiamo in autobus per recarci al più tipico floating market ubicato nella provincia di Ratchamburi a circa 100 chilometri da Bangkok. Nel mercato Damnoen Saduak, che si snoda seguendo il percorso d’un lungo canale, donne vestite con abiti molto colorati e con caratteristici cappelli di paglia intrecciata vendono prevalentemente i loro prodotti costituiti da frutta e verdura.
Ci colpisce la presenza di numerosi turisti che, scaricati dagli autobus si aggirano ovunque scattando foto. Non nascondo una certa delusione, forse perchè peccando di una certa ingenuità mi ero immaginato una realtà diversa e un pò più spontanea. Comunque non posso negare di subire un certo fascino e anche noi ci diamo un bel da fare con le nostre macchine fotografiche, mentre i battelli lenti e sornioni ci scivolano vicini condotti con una certa bravura da anziane venditrici dai volti segnati da espressioni per noi indecifrabili.
Trascorriamo alcune ore in quel mondo così diverso dal nostro per poi vinti dal caldo ritornare a Bangkok.
Abbiamo letto che in Vietnam, la zona del delta del fiume Mekong è più irraggiungibile e si possono visitare altri mercati galleggianti molto grandi. Decidiamo di fermarci in Tailandia ancora alcuni giorni per poi partire alla volta di Ho Chi Minh city. Non possiamo certamente perderci questa incredibile città, che vive a ritmo continuo notte e giorno.
Abituati al monotono scorrere del tempo della nostra città, finalmente ci sentiamo pervadere da un senso di euforia e di vitalità. Seduti alle tre del mattino ad uno degli innumerevoli bar che aprono ai bordi della centrale Sukunwit, ci gustiamo una tradizionale zuppa di pesce con carne e verdure.
Guardiamo le donne vestite di nero appartenenti a famiglie arabi che, affaticate per il caldo, avanzano in mezzo alla moltitudine per trattare il prezzo di occhiali e orologi finti con i venditori del posto. Molte di loro portano il shador e sembrano avere il volto coperto da una maschera metallica. Il contrasto con le ragazzine tailandesi, che con le loro minigonne colorate non negano un sorriso a nessuno, e’ evidente.
Il tempo passa veloce e dopo una settimana di permanenza a Bangkok decidiamo che la partenza per Vietnam è ormai giunto. Con un pò di malinconia salutiamo con un caloroso abbraccio il nostro amico Marco e ci facciamo portare all’aeroporto da un taxi.
Ho Chi Minh
Il volo dura circa un’ora e trenta, quindi veniamo catapultati in un altro mondo in cui è evidente il contrasto tra realtà molto differenti tra loro.
Le strade sono affollate dai mercanti e dalle loro bancarelle. Piccoli caffè sono presenti dappertutto. Cercano di attirare clienti diffondendo musiche a volte melodiche a volte assordanti.
Ci colpisce il traffico costituito quasi esclusivamente da motorini, che a centinaia si fermano agli incroci in attesa del verde. Impiegate dai lunghi capelli e con i tacchi a spillo ci sfrecciano vicino a bordo delle loro Honda dream, attualmente rappresentano il nuovo sogno vienamita. La frenesia regna sovrana, ma tuttavia aspetti legati alla loro grande cultura sono sempre presenti.
Ovunque si possono visitare splendide Pagode, dove i monaci bruciano incenso e conversano di buddismo con i turisti. Non è difficile incontrare artisti di strada, che con grande maestria intagliano il legno o dipingono la seta. Inoltre è molto diffusa e praticata l’agopuntura, con cui si curano un pò tutte le malattie.
Decidiamo di cercare un albergo nel quartiere 5 chiamato anche Cholon, in quanto in questa area c’è il più grande mercato cinese. Cholon significa grande mercato e questo sottolinea l’influenza enorme della cultura cinese nel condizionare lo sviluppo economico e sociale del Vietnam.
Propongo a Diego di noleggiare un motorino per poter girare in tutta libertà la città e lui con una certa riluttanza accetta. Ci mettiamo due caschi colorati di plastica e anche noi con le nostre Honda ci buttiamo nella nella mischia. Subito siamo circondati da vietnamiti stupiti nel vedere due occidentali che utilizzano il loro mezzo preferito. Spesso bellissime ragazze con le braccia coperte da lunghi guanti di seta ci regalano splendidi sorrisi. Infatti le asiatiche odiano prendere il sole che rovinerebbe la loro pelle bianca e morbida come la seta!
Per me utilizzare la moto è un pò come prendermi una piccola rivincita nei confronti delle poche macchine che qui a Ho Chi Minh city cercano faticosamente di farsi largo nel traffico della città.
Impariamo presto a metterci un fazzoletto a protezione della bocca con la vana speranza di filtrare almeno in parte i vapori degli scarichi. All’arrivo del verde acceleriamo tutti insieme per partire in una colonna di fumo azzurrino che si alza dalla strada, quindi capiamo che il nostro misero fazzoletto non può certamente esserci di alcun aiuto.
Comunque felici alla guida dei nostri motorini ci dirigiamo alla volta della turistica Pham Ngu Lao Street, dove è possibile prenotare i mezzi che ci consentiranno di raggiungere le più belle località del delta del Mekong.
Cai rang
Cai rang è uno dei più grandi ed affollati mercati del delta del Fiume Mekong. Questa vasta area si è formata dal deposito di sedimenti fluviali e ogni anno avanza di circa una settantina di metri. E’ talmente grande da avere addirittura due maree al giorno.
A bordo di un piccolo battello guardiamo i verdi campi di riso perfettamente coltivati e i piccoli villaggi con le loro case, in parte in muratura ed in parte costruite con mattoni di fango. La vera essenza di queste popolazioni risiede nel fiume, che dà loro sostentamento alimentare ed economico.
Accanto a pescatori che gettano le reti, si possono vedere bimbi nuotando felici nell’acqua e donne lavarsi i lunghi capelli neri oppure a fare bucato. Ci piazziamo sul tetto di lamiera del nostro battellino, felici ed affascinati dal paesaggio che ci circonda. Il nostro viaggio dura quasi un giorno intero. Alla sera facciamo tappa alla cittadina di Chantho, considerata la capitale politico ed economica dell’omonima provincia. Tutto il suo sviluppo è impostato sul commercio fluviale.
Ci troviamo un modesto albergo per passare la notte, quindi dopo una bella doccia ce ne andiamo alla ricerca di un ristorante. Ne troviamo uno che ci sembra molto promettente in riva al fiume, entriamo e subito veniamo colpiti da enormi vasi che spiccano all’ingresso. Ci avviciniamo incuriositi e con nostra grande sorpresa scopriamo che sono pieni di serpenti e di feti appartenenti ad altri animali per noi sconosciuti.
Il tutto è ricoperto da un liquido scuro, scopriremo in seguito che si tratta di vino di riso. I vietnamiti considerano questa bevanda un potente digestivo, capace anche di stimolare la virilità maschile.
La specialità del ristorante è il serpente, che viene cucinato in svariati modi. Per nulla impressionati, ci sediamo ad uno degli affollati tavoli ordinando il piatto forte del luogo: stiw snake . Assaggiamo il menù che ci viene servito; quei minuscoli pezzettini di carne posti sopra delle verdure cotte e condite con chissà quale salsa, trovandoli a dir poco deliziosi! Facciamo il bis, provando anche altre specialità della cucina vietnamita, che considero una tra le migliori al mondo.
Alla fine ci viene offerto il liquore di serpente in una piccola ciotola e chiudendo gli occhi lo beviamo gradendolo moltissimo. Terminiamo la lunga giornata giocando a bigliardo con due ragazzi tedeschi appena laureati, ed ora immersi nel loro anno sabbatico prima di entrare nel mondo del lavoro.
Li ho invidiati assai. Mi ricordo che appena terminata l’università la mia unica preoccupazione era quella di iniziare a lavorare. Quanta fretta! Se potessi tornare indietro non rifarei certamente questo errore. Sorridendo mi riprometto comunque di prendermi un anno libero da impegni lavorativi o di studio prima o poi dopo i miei cinquanta anni, anche se questa esperienza avrà un sapore completamente diverso.
Il giorno seguente il nostro battello ci porta finalmente al mercato galleggiante di Cai Rang , posto a circa sei chilometri da Cantho. Sicuramente è il più bello del delta del Mekong. Incontriamo numerose barche a remi oltre ai tipici barconi usati al medesimo tempo come casa e bottega dalle numerose famiglie vietnamite che li utilizzano.
Scattiamo moltissime fotografie, felici di non essere circondati dalle solite orde di turisti. La vita del fiume in questa area è molto affascinante e ci permette in tutta tranquillità di assaporare questi attimi così intensi.
Lo scambio delle merci è velocissimo come pure le contrattazioni. I comuni gesti della vita quotidiana si ripetono da chissà quanto tempo, mentre bimbi sempre sorridenti osservano il mondo degli adulti di cui molto presto faranno parte.
Alcune barche più piccole vendono pesce o banane fritte, altre sono cariche di birra o della onnipresente coca cola ed altre ancora di frutta fresca in quantità. Cerchiamo di assaggiare tutto quello che ci viene proposto trovando il cibo delizioso.
Il tempo passa veloce ed il nostro battello viene a riprenderci. Con una certa riluttanza ci imbarchiamo, allontanandoci da quel posto così pittoresco che ci ha ripagato dalle fatiche del nostro lungo viaggio.
Naturalmente il Vietnam ha in serbo molte cose meravigliose da scoprire, ma questo capitolo fa parte di un’altra storia…