Bali: l’ombelico del Mondo

Sono partito da Bangkok lasciandomi alle spalle il clima umido e torrido della Tailandia in Agosto ed eccomi in un altro mondo a sole cinque ore di volo. Cielo azzurro, vento, un clima mite ma soprattutto una moltitudine d’aquiloni che riempiono immobili l’orizzonte di mille colori e che paiono controllare dal cielo lo scorrere della vita sull’isola. I Balinesi hanno un rapporto del tutto speciale con ilvento,riescono a navigare con le loro varipinte imbarcazioni regolando le vele e pescando contemporaneamente. Intagliano delle delle grandi girandole in bambu’ che producono un sibilo caratteristico girando montate su lunghe aste (servono per tenere lontani gli spiriti cattivi). E non e’ forse il vento in senso metaforico che muove i nostri passi legandoli a degli eventi alle volte apparentemente causali ma che possono in un secondo momento assumere una rilevanza significativa?
Carlo mi sta aspettando. Un nuovo amico, una persona che ha trovato finalmente un posto dove fermarsi ed io ancora alla ricerca di una mia dimensione!
Durante il volo ho riflettuto a lungo pensando a quelle strane circostanze che muovono i nostri destini, nel mio caso mi sembra di essere come l’ago di una bussola impazzita che non sta mai fermo. Ho girato mezzo mondo ed ora da qualche parte mi piacerebbe fermarmi.
Carlo ha da poco lasciato Milano, ha conosciuto Bali tramite Giancarlo, un compagno di università che ha vissuto lì da dieci anni e si e’ subito innamorato di questa splendida isola. Ha affittato una casa a Sanur nei pressi del mare e sta vivendo in pieno l’emozione del cambiamento ed è lui che mi ha introdotto lentamente nella cultura del posto facendomi sentire perfetttamente a mio agio.
Bali assomiglia ad una moderna Babilonia in quanto attira gente da tutto l’arcipelago Indonesiano, gente di religioni diverse che tuttavia convivono nel reciproco rispetto ottemperando quel principio chiamato “Pancasila”, che promuove la tolleranza per il raggiungimento dell’unità seppure nella diversità. La maggior parte dei Balinesi sono di religione indu, mentre gli altri provenienti dalle isole limitrofe sono di religione islamica.
Ho preso alloggio per la mia prima notte in un simpatico alberghetto e subito mi sono sentito a mio agio coccolato dai sorrisi dei Balinesi, rendendomi conto che forse il marchio di qualità di antiche civiltà è stampato nel comportamento di questa popolazione.
Ma quello che mi ha maggiormente colpito in quei giorni è stato l’aspetto “animista” della religione dominante. Infatti tutto si basa sull’eterna lotta tra forze positive e negative. Questo scontro deve produrre un equilibrio e pertanto ogni entità deve ricevere delle offerte che vengono poste sugli altari dei templi o delle case. Per appagare le divinità buone si collocano negli incroci e per quelle cattive alle porte delle case o dei negozi (i demoni possono muoversi solo in linea retta e disdegnano gli ingressi laterali, pertanto sovente viene alzato un muro dietro l’ingresso principale di un tempio chiamato “Aling-aling” che ne impedisce l’entrata) Agli dei vengono offerti fiori, frutti e dolci, ai demoni bevande alcoliche, alimenti crudi e foglie appassite.
Questi cestini intrecciati e di varie dimensioni si possono trovare in ogni luogo, persino sul manubrio della bicicletta oppure sui fili del computer per assicurarne il corretto funzionamento e vengono rinnovati tutti i giorni affinchè le forze positive prevalgano su quelle negative.
Le giornate sono passate velocemente, alternando battute di pesca con lezioni di kit-surf sulla splendida e poco affollata spiaggia di Sanur. Carlo si e’ rivelato un pescatore formidabile riuscendo a catturare splendidi e grossi pesci dorado, che immancabilmente sono stati cucinati alla sera invitando tutti gli amici residenti a prendere parte al banchetto.
Per me è stata una ulteriore occasione per conoscere persone nuove e raccogliere testimonianze in merito all’intraprendeza di chi è riuscito nuovamente a mettersi in dicussione cambiando radicalmente la propria vita. E’ stato il caso di Giancarlo, amico di Carlo che tra le altre attività vende il pane lievitato naturalmente e preparato da un amico architetto utilizzando un forno a legna secondo la collaudata ricetta della nonna toscana. Oppure Guido, ex immobiliarista di Milano che ha costruito una stalla sulle colline a circa cento chilometri da kuta utilizzando il latte per preparare mozzarelle. Persone che hanno trovato una nuova esistenza, che hanno saputo guidare il loro combiamento e che mi hanno accolto con semplicità e con un un profondo senso di ospitalità.
Non poteva comunque mancare in questa mia breve permanenza nell’isola una gita al vulcano. L’itinerario si snoda attraverando molti villaggi famosi per la lavorazione di oggetti di artigianato o per i loro templi. Questo itinerario passa per Ubud, splendido paese che merita sicuramente di essere visitato con cura. Il vulcano Batur è situato a 1710 metri sul livello del mare e durante l’avvicinamento si possono scoprire motissime zone di culto e paesaggi che meritano sicuramente una sosta. In particolare da non perdere c’è il tempio madre (chiamato così perchè ha ospitato i primi altari della religione induista balinese). Si trova ai piedi del vulcano attivo Angung a 1000 metri di altitudine.
Narra la mitologia che Bali era una terra arida e piatta quando le grandi divinità indù hanno abbandonato Giava perché, scacciate dall’Islam, decisero di venire ad abitare sull’isola.
Shiva portò qui la montagna cosmica Mahameru dall’India e la divise in due per formare i vulcani Angung e Batur e li vi si insediarono. I monti fecero sciendere l’aqua dei loro fiumi sino a valle portando terra fertile e permettendo la crescita delle risaie, cosi’ Bali divenne l’isola degli Dei.
Sulla via del ritorno ho anche potuto assistere al rituale della cremazione costatando come la morte per la religione Induista è cosiderata un semplice passaggio necessario e che non causa alcun turbamento apparente nelle persone che restano. Infatti mi ero tenuto per rispetto un pò in disparte cercando di non disturbare con la mia presenza la cerimonnia funebre, quando i partecipanti con il solito sorriso mi hanno invitato ad avvicinarmi alla salma per poter assistere meglio al rituale con cui viene spinto lo spirito del defunto ad allontanarsi dal corpo terreno per intraprendere un nuovo cammino. Ho lasciato l’isola salutando con un certo rimpianto i miei nuovi amici diretto in Cina per frequentare il mio corso di agopuntura, ripromettendomi di ritornare appena avrò portato a termine il mio percoso di studio.
Sento spesso Carlo quando sono connesso ad internet e una certa nostalgia mi riporta ai quei bei giorni trascorsi nel paradiso degli Dei con la consapevolezza che il mio è stato solo un fugace assaggio delle bellezze dell’isola.